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Benvenuti al Nord: il sequel vince al botteghino, ma non convince

Mercoledì 1 Febbraio 2012, 07:00 in Cinema di

Re degli incassi per il secondo week end di fila, il seguito di Benvenuti al Sud fa meno presa sulla critica. Più facile scherzare sui vizi dei meridionali o produzione affrettata in nome del successo annunciato?

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Un successo annunciato, un trionfo di pubblico e incassi. Sono bastati due week end al film di Luca Miniero, "Benvenuti al Nord" (foto:infophoto), per cannibalizzare i botteghini. Per la seconda settimana di fila, infatti, è stata la pellicola più vista, raccogliendo da venerdì a domenica 5 milioni e mezzo di euro (dati Cinetel), per un incasso complessivo di 21 milioni, dal 20 gennaio scorso, giorno di uscita nelle sale. Un'operazione riuscita, almeno sotto il profilo economico, per il sequel del già fortunato "Benvenuti al Sud". Stessa squadra, capeggiata dal duo comico composto da Claudio Bisio e Alessandro Siani (affiancati da Angela Finocchiaro e Valentina Lodovini), stesse dinamiche a parti invertite, ma un risultato che, dal punto di vista del gradimento, ha convinto pochi. Non si può dire, infatti, che la pellicola abbia fatto incetta di recensioni positive. Basta dare una rapida scorsa all'umore dominante nei social network. "Bruttino, meglio il primo", "La morte del marketing territoriale", "Troppi luoghi comuni, ma che brava la Finocchiaro", "Molto spesso i sequels sono una delusione", "100mila punti in meno rispetto al primo", "Carino, a dispetto di quanti me lo avevano sconsigliato": sono solo alcuni dei commenti raccolti qua e là su Twitter. E su Facebook l'aria non è migliore. Per non parlare, poi, delle recensioni "canoniche".

"Un'opera sciatta, furba e a momenti fastidiosa" la definisce Boris Sollazzo de Il Sole 24 ore, che offre anche un interessante spunto di riflessione: "Totò e Peppino insegnano che è più facile per un meridionale scherzare al (e sul) Nord, che per un settentrionale farlo sul Sud. Per un'(auto)ironia naturale di chi vive nella parte bassa dello stivale, per la rigidità teutonica di chi si sente troppo "in alto". Perché la Padania fa più ridere dei neoborbonici". Spietata l'amica-blogger Valeria Sirabella su Messainscena: "Non è solo brutto. È inspiegabile. La sensazione è che la sceneggiatura sia stata scritta in un quarto d'ora. O forse non sia stata scritta affatto. Sketch da quattro soldi e per lo più noiosi, affastellati insieme in un ammasso confuso di scenette senza un filo conduttore". Lunghezza d'onda che segue anche Ferruccio Gattuso su Yahoo Cinema: "L'evoluzione della trama, il passaggio da un piolo all'altro della scala che dovrebbe portare i due protagonisti dalla discesa agli inferi alla catarsi, bè, è a dir poco elementare. Un film sorretto dall'aspirazione al buon umore e all'evasione: è questa la grande fortuna della commedia italiana ai tempi della Crisi".

LINK UTILI:

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