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Dopo le pesanti esternazioni di Giancarlo Politi, responsabile di Flash Art, la polemica corre sui social network. Leggi tutti i dettagli sulla vicenda!
UPDATE! Ecco la risposta di Giancarlo Politi ai numerosi insulti apparsi nelle ultime ore sulla fanpage del magazine Flash Art: per leggerla clicca qui!
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Un po' come Dolcenera che ha inconsapevolmente scelto il momento sbagliato per apparire nuda su Playboy - proprio nei giorni in cui Belen sta impazzando sul web con il filmato hard che la vede protagonista - anche Giancarlo Politi (nella foto), responsabile di Flashart, possiamo dire che non sia un grande maestro di tempismo.
Un annuncio di lavoro (chiamiamolo così), postato in tempi di crisi e di precariato, proprio nei giorni in cui le manifestazioni degli indignados stanno imperversando in tutto il mondo. Con contorno di risposte machiste e decisamente fuori luogo.
E, a quanto pare, non sono la sola a pensarlo.
Mi riferisco alla polemica sorta in seguito alla pubblicazione di questo annuncio sulla fanpage ufficiale del magazine Flashart:
"A causa dei frequenti e normali turnover che avvengono nella nostra redazione, in cui i nostri redattori sono chiamati quasi sempre altrove a più alti, importanti e remunerativi incarichi (ben per loro! Auguri vivissimi! Siamo qui per questo), siamo sempre alla ricerca di uno o più stagisti per Assistente di Redazione per Flash Art Italia e International. Teniamo a precisare che, ahinoi, per almeno 8-10 mesi, il rimborso spese per uno stagista che deve imparare tutto, è minimo, quasi inesistente. Chiedete altrove quanto percepisce uno stagista".
E poi, a seguire, un botta e risposta via mail tra il Politi e un'utente (carteggio pubblicato in un secondo momento sul profilo Facebook della ragazza e successivamente cancellato)(ci piacerebbe anche sapere il perchè):
Caterina: "Mi spiega perché i miei genitori o chi per essi dovrebbero pagare perché io lavori per lei? Solo persone ricche possono dunque lavorare da FlashArt? Mi dica una cosa: se potessimo non lavorare per vivere, secondo lei, lavoreremmo? Evidentemente lei non si è mai trovato nella spiacevole situazione di dover lavorare per vivere, fortunello lei. Le auguro una vita senza rimborso spese (Chieda altrove quanti ne percepiscono uno ahinoi!)".
Giancarlo Politi: "Caterina, se tu fossi in grado di lavorare per noi ti offrirei subito, anzi, prima, due o tremila euro al mese. Prima impara a scrivere, a leggere dai siti e giornali del mondo, a fare una notizia in dieci righe, a fare l'editing di un testo, a impaginare con inDesign e poi potrai avanzare pretese. Lo sai cosa dice Tronchetti Provera? Lavorare oggi a buoni livelli e' un lusso. Se uno non lo capisce vada a lavorare al Mac Donald. E' forse il tuo caso? Auguri. PS: Chiedi allo Stato di aiutarti. La mia azienda non è di beneficenza. E tu cerchi la beneficenza".
Caterina: "In tal caso sono lieta di farle sapere che non solo so scrivere ed impaginare con indesign ma mi sono laureata in design col massimo dei voti e di software tecnici ne conosco almeno 10 tra grafica, photo editing, disegno e 3D. Parlo correntemente 4 lingue e la mia conoscenza dell'arte contemporanea e' ottima. Vivo e lavoro all'estero da anni e mi creda, dal suo annuncio la cosa che vorrei meno al mondo è lavorare per lei. Meglio il mac donald's, quanto ha ragione! La beneficenza se la faccia fare lei, povero indigente che non puo' nemmeno pagare un povero stagista il minimo. Anzi, meglio: perché non cheide all'uficio delle imposte? saranno lieti di aiutare chi fa profitto sul lavoro non pagato. Avanti cosi', lei è un eroe".
Giancarlo Politi: "Caterina, come vedi ora anche le mignotte debbono parlare 4 lingue, conoscere l'arte e inDesign. Il globalismo fa miracoli".
E le reazioni non sono tardate ad arrivare. Una miriade di insulti sono fioccati proprio sulla fanpage di Flashart, rendendola praticamente inutilizzabile per il suo scopo. Ovvero comunicare una certa immagine dell'azienda, stimolando commenti e riflessioni in topic con i contenuti condivisi.
Niente da fare. "Schifo" e "vergogna" sono le parole più utilizzate da parte degli utenti, per non parlare di "tristezza", "sputtanamento" e "berlusconismo".
Michela ad esempio scrive: "vergognatevi! vi auguro una bella visita da parte dell'Ispettorato del lavoro". Anche Alessandra ricorda un aspetto fondamentale: "8-10 mesi è un periodo totalmente ILLEGALE. Sappiate che siete punibili dalla legge e in tanti ci stiamo informando a riguardo. LADRI! C'è molta più dignità in una "mignotta che per lavorare deve parlare quattro lingue" per quanto mi riguarda. Venite con noi stagisti sfruttati al supermercato, e vediamo se ci fanno pagare la spesa con la pratica, l'esperienza e gli errori grammaticali che la vostra rivista offre a chi vi lavora".
Per la comunicazione di Flashart non era forse il momento storico migliore per inserirsi con questa uscita (e non, ad esempio, nel cuore degli anni '80 quando il cattivo gusto del Drive In non era ancora stato smascherato).
Diciamo, però, che per tutto il resto, purtroppo, la questione è anche fin troppo contemporanea.
Segnalo che, da ieri, la discussione impazza anche qui
http://marketingarena.it/2011/10/16/flashart-e-la-stagista-miga-apologia-della-reputazione/
Non ho proprio nulla di cui vergognarmi dal momento in cui, come avrai potuto notare, mi firmo con nome, cognome e una foto identificativa delle mie sembianze. Prima di fare le pulci alla padronanza dell'italiano altrui, io andrei a rileggere la corretta definizione della parola "anonimato".
Le responsabilità me le assumo eccome: collaboro con un network che ha molta visibilità e che è letto ogni giorno da migliaia di utenti (sì, è proprio così). Sono sempre in vista, tracciabile, denunciabile, criticabile. A differenza di te che, non mi sembra ti risparmi di partecipare a discussioni dietro lo schermo del pc, e i cui commenti, al massimo, possono essere ritenuti inopportuni. Se fai un salto nei pressi di un vocabolario, approfittane anche per dare un occhio al significato di "responsabilità".
Avresti avuto mille argomenti e motivi per fare una critica costruttiva a ciò che ho scritto nel post qui sopra: io te ne sarei stata grata. Purtroppo, però, non ho capito di cosa ti vai lamentando.
Stavi andando benissimo quando hai cominciato a parlare del "video di una showgirl messo online a sua insaputa". E' un argomento su cui ci sarebbero moltissime interessanti cose da dire. Avrei anche fatto ammenda su certo mio sarcasmo forse un tantino off topic. Ci stava.
Poi, non so perchè, mi è venuto il dubbio che avessi dell'interesse a parlare di Dolcenera, e la discussione mi è sembrata improvvisamente meno avvincente.
Io non ho capito.
In questa sezione di arte e letteratura si scrive in un italiano incerto e incomprensibile. Concettualmente si paragona un artista come Dolcenera, uscita 20 giorni fa con la casta copertina della storica rivista di Playboy che ha collaborato al suo nuovo video de "L'amore é un gioco", con un video hard di una showgirl messo onine a sua insaputa, per criticare l'inopportunità delle dichiarazioni, in una sorta di metafora che dovrebbe sposarsi con le provocazioni sulle assunzioni di lavoro di Politi. Che dire... Leggo su TGcom che la notizia di Dolcenera su Playboy ha avuto 1 milione e mezzo di lettori unici in un giorno e che la rivista Playboy sta facendo il record di vendite. Dunque non solo una scrittura incerta, ma anche disinformazione.
Insomma da quando c'è il web tutti quelli che non sanno fare altro sperano o raccontano di fare i giornalisti, quando il vero giornalismo é morto... Quello di inchiesta e non di opinione... Non è piú democrazia, ma anarchia delle opinioni e blogosfere a che serve? A niente, se non lo legge nessuno... Meno male che non lo legge nessuno... Auguri Valentina e compagnia di invidiosi...
Vergognati Valentina a citare e violare la privacy di una showgirl... tu che vivi nell'anonimato...senza assumerti responsabilità.... come dice Vasco Rossi a chi lo critica dal web, dietro uno schermo di un Pc.
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alle 08:54
Elisa Sanacore
Quando si perdono di vista le persone e il senso dell'umanità accadono queste cose (riportate nell'articolo).
Se gli obiettivi sono unicamenti i profitti, essere il migliore, avere milioni di visite, e via dicendo, allora tutto è lecito, ogni mezzo giustifica i fini.
Io credo si sia persa completamente la trebisonda. Auspico un nuovo umanesimo mondiale, altrimenti siamo destinati a trasformarci tutti in lupi mammari gli uni per gli altri.