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Nel viaggio attraverso le capitali preunitarie della mostra "La Bella Italia", dopo il mare di Napoli e i tesori di Bologna, esploriamo le opere d'arte che rappresentano le capitali preunitarie di Parma e Modena.
Il viaggio nel percorso della mostra La Bella Italia prosegue, ma non ci si allontana molto dall'ultima città visitata, Bologna.
Nell'ambito dei territori emiliani, c'è infatti una sezione specifica dedicata ad alcune importanti opere d'arte esemplificative delle prestigiose collezioni degli antichi ducati di Parma e Modena, curata da Giovanna Damiani, Stefano Casciu e Luca Bellingeri.
In questa sezione scopriamo l'opera di Francesco Mazzola, detto il "Parmigianino", fondamentale esponente della corrente manierista e della pittura emiliana in generale.
"L'affascinante ritratto di dama (vedi foto in apertura), identificata a partire dal Settecento, con l'appellativo di 'Schiava turca', per la foggia esotica del copricapo e del ventaglio, fu dipinto da Francesco Mazzola detto il Parmigianino verso il 1532 dopo il ritorno a Parma, successivo ai soggiorni a Roma e Bologna, allorché si trovo a dipingere il sottarco della chiesa della Steccata. Non si conosce l'identità della giovane donna dall'incarnato di porcellana e anche le recenti proposte non hanno trovato conferma, tuttavia il malizioso sorriso e lo sguardo accattivante della dama, nonché la presenza del Pegaso alato, dipinto nel cammeo al centro del "balzo" a rete con fili d'oro - simile ai copricapo in uso alla corte di Isabella d'Este - emblema poetico, appropriato a raffigurare la sapienza e la cultura, ma anche simbolo dell'acqua, sorgente di vita, fanno propendere per il ritratto di una giovane sposa di una nobile casata d'ambito settentrionale. La maniera con cui l'artista rende prezioso il ritratto, quasi cesellato a punta del pennello, in ogni dettaglio, dai tessuti del costume al piumaggio del ventaglio, denotano una raffinata elaborazione mentale e tecnica tra le più alte del Cinquecento. Parmigianino, sensibile indagatore dell'animo umano, adotta un personalissimo canone di bellezza sviluppando il viso, la forma delle spalle, i volumi delle pieghe delle maniche dell'abito, fino alla mano, su un concatenarsi di linee chiuse, circolari, quasi astratte, giocando con colori luminosi, filtrati in una luce dorata, che culmina nella vibrante nuvola delle piume del ventaglio".
Testo tratto dal catalogo ufficiale della mostra "La Bella Italia" (descrizione opera a cura di Mariangela Giusto)
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