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Nel viaggio attraverso le capitali preunitarie della mostra "La Bella Italia", dopo il mare di Napoli si risale il Paese per arrivare ad esplorare le opere d'arte che rappresentano la città di Bologna.
Nel viaggio attraverso le capitali preunitarie della mostra La Bella Italia, dopo il mare di Napoli si risale il Paese per arrivare ad esplorare le opere d'arte che rappresentano la città di Bologna.
Seconda città dello Stato Pontificio, Bologna, celebre per il prestigio della sua Università, porta in mostra la ricca tradizione pittorica delle corti padane nelle tele del Correggio e del Dossi, illustrando la riconquista vaticana di Giulio II nel 1506, con opere di Guercino, Fontana, Bagnocavallo, Ludovico e Annibale Carracci.
L'esposizione, curata da Andrea Emiliani e Michela Scolaro, riconosce nell'ideale classico che attinge alla memoria rinascimentale di Raffaello fino alle espressioni neoplatoniche di Guido Reni, un modello di unificazione della pittura italiana.
Scopriamo proprio un'opera del pittore e incisore italiano bolognese Guido Reni, raccontata dal curatore Andrea Emiliani: Amor Sacro e Amor Profano.
"Specie nel corso degli anni venti, prima dell'età che il biografo Mavasia chiamerà 'argentina', Guido si dedicò con una notevole continuità all'invenzione di figurazioni che si possono definire "minori", per le dimensioni e per l'intonazione gradevolmente narrativa, per quanto arricchita da evidenti valori e significati allegorici. Talora queste composizioni, prevalentemente concentrate su un unico personaggio o a due protagonisti, assunsero anche proporzioni più consistenti, come attesta il caso famoso della Corsa di Atalanta e Ippomene (Prado, Madrid; Capodimonte, Napoli. Amor Sacro e Amor Profano dà spazio alla contrapposta formulazione concettuale, ma calata entro la forma perfetta dettata dal canone, della bellezza ideale, da un lato e, dall'altro, della sua più terrena e appassionata declinazione, colta nell'atto di distruggere le frecce del suo temibile arco. Accanto alla figura del giovinetto è il putto bendato che, le mani legate, mostra di non poter più né difendersi né catturare, ma solo coltivare intimamente e suscitare un amore ideale ed etereo, quale ispira il suo aspetto di armoniosa dolcezza. La significazione allegorica è evidente e vitale, sostenuta da una pittura di qualità altissima, quella raggiunta da Guido prima di avviarsi verso l'ultima stagione della forma incompiuta. Si conoscono altre raffigurazioni di soggetti tratti dalle imprese di Amore, come quelle del dio che, addormentato, viene derubato delle armi a opera degli amanti. Ratti, nella sua Guida di Genova del 1781, cita il dipinto in palazzo Spinola. Una più ampia versione dell'opera, nel Museo di Pisa, fu in prima istanza attribuita da Voss e da Longhi a Orazio Gentileschi. Ambedue i conoscitori la restituirono poi alla mano di Reni".
Testo tratto dal catalogo ufficiale della mostra "La Bella Italia" (descrizione opera a cura di Andrea Emiliani)
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