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Pietà Rondanini: la mostra "L'ultimo Michelangelo" al Castello Sforzesco di Milano

Valentina Sansoni avatar Martedì 5 Aprile 2011, 16:39 in Mostre di Valentina Sansoni

mostra_ultimo_michelangelo.jpg Prosegue  il progetto Michelangelo al Castello Sforzesco con una mostra dedicata a "L'ultimo Michelangelo" inaugurata il 24 marzo e aperta fino al 19 giugno.

La mostra si propone di raccogliere intorno alla Pietà Rondanini, conservata nella sala 15 del Museo del Castello, l'ultima produzione artistica e letteraria del Buonarroti.

Il  percorso  espositivo,  nato da un'idea del Settore Musei e del Castello Sforzesco e curato da Alessandro Rovetta, illustra il cammino che condusse il maestro a quello che è il suo estremo capolavoro, ideale compimento della sua straordinaria esperienza artistica.

"In  questa mostra, concepita attorno alla Pietà Rondanini, sono esposti la serie  degli  studi  per  Crocifissioni  e  alcuni  altri schizzi e disegni autografi oltre a quelli appartenenti alla cerchia del maestro, sculture in marmo  e  bronzo  e  dipinti - spiega l'assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory -. Vi si trovano, inoltre, le ultime Rime michelangiolesche su  fogli  provenienti dalla Biblioteca Vaticana. L'avere unito intimamente scultura e scrittura costituisce l'idea originale di questa esposizione che considera le arti come saperi in dialogo, movimenti di pensiero ed emozione per  esprimere  il desiderio di bellezza, redenzione e amore che abitano il cuore dell'uomo".

Le 33 opere esposte sono prevalentemente disegni, tra i più importanti del catalogo michelangiolesco, in gran parte databili agli ultimi decenni di vita.

Sono  presentati i diversi  momenti che descrivono la ripresa degli studi michelangioleschi sul tema della Pietà: dai disegni databili agli anni Trenta, alla celebre Pietà per Vittoria Colonna, fino alle esigue ma significative attestazioni grafiche che preparano alla Pietà Rondanini, passando attraverso la Pietà Bandini e la discussa Pietà di Palestrina.

Per tutte le altre info, cliccate qui.

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08 Feb 2012
alle 12:33

roberto grazioli asti

per definire cosa intendono i curatori del museo al Castello con la mostra dedicata alla Pietà Rondanini del maestro Buonarroti, ho trovato una battuta veloce del pittore belga Renè Magritte che dice, un oggetto non svoge mai lo stesso ruolo del suo nome e della sua immagine.  Da quel blocco di marmo sbalzato dall'artista come a voler aggiungere più che a togliere, prima che fosse deciso l'intervento di pulizia di restauro, si leggeva la sofferenza dell'uomo per la sua creazione, quel manto di fuliggine incancrenita nella pietra calcarea, aggiungeva il dramma al dramma di un uomo prossimo a lasciarci il suo testamento artistico.  Parlare è meglio che stare zitto, l'opera del grande Buonarroti è irremediabilmente perduta. Nell'anno 2005 ultimato il restauro, uno degli addetti confessò in maniera del tutto innocente che avevano tolto dalla scultura la patina del tempo!  Se consideriamo che, il tutto è stato approvato con la benedizione dei vari Enti preposti alla tutela dell'opera, la patina del tempo per chi non conosce questa terminologia, significa essenzialmente l'ossidazione dei minerali alcalini presenti nella pietra più ha contatto con l'ecosistema, ne viene che, le colorazioni giallognole a volte anche brunastre  sono la bellezza dell'ogggetto antico.  Scrissero; abbiamo riportato l'opera al primo giorno che la scolpì il suo autore, un bel bianco cangiante, che più bianco non si può.  L'unico elemento contrario di questa mostra è il restauro evidententemente sbagliato che ha reso alla storia dell'arte la negazione dell'oggetto artistico trasformato in un blocco di gesso farinoso. Per questa difficile disciplina, sono stati interpellatti i più titolati Istituti nazionali ed esteri, per loro ammissione, non hanno trovato un sistema che escluda il rischio di far scoppiare la sottile membrana della pietra per far evaquare gli iniqui ancorati tenacemente nel suo reticolo cristallino. Non è falso ciò che e falso, e falso ciò che inganna, pertanto l'acqua Bidistillata non essendo un veicolo chimico, non può da sola agire come induttore elettrochimico, ne viene che, per ottenere quel bianco cangiante è stato impiegato un agente chimico contrario alla cautela del rischio per la conservazione della pietra calcarea. Per la cultura di tutti i popoli non si possono far passare questi errori come i veri toccasana  per il restauro monumentale, come non serve responsabilizzare l'Università per una materia di studio che compete solo ed esclusivamente la conoscenza centenaria dei maestri restauratori italiani, non ha caso degradati professionalmente, per essere i soli a sapere come si può far evaquare gli iniqui dalla pietra, mantenendo intatta la patina del tempo, naturalmente,  questo può dar fastidio a molti tecnocrati, visto che abbassa notevolmente tempi e costi d'impresa. Roberto Grazioli Asti

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08 Feb 2012
alle 12:33

roberto grazioli asti

per definire cosa intendono i curatori del museo al Castello con la mostra dedicata alla Pietà Rondanini del maestro Buonarroti, ho trovato una battuta veloce del pittore belga Renè Magritte che dice, un oggetto non svoge mai lo stesso ruolo del suo nome e della sua immagine.  Da quel blocco di marmo sbalzato dall'artista come a voler aggiungere più che a togliere, prima che fosse deciso l'intervento di pulizia di restauro, si leggeva la sofferenza dell'uomo per la sua creazione, quel manto di fuliggine incancrenita nella pietra calcarea, aggiungeva il dramma al dramma di un uomo prossimo a lasciarci il suo testamento artistico.  Parlare è meglio che stare zitto, l'opera del grande Buonarroti è irremediabilmente perduta. Nell'anno 2005 ultimato il restauro, uno degli addetti confessò in maniera del tutto innocente che avevano tolto dalla scultura la patina del tempo!  Se consideriamo che, il tutto è stato approvato con la benedizione dei vari Enti preposti alla tutela dell'opera, la patina del tempo per chi non conosce questa terminologia, significa essenzialmente l'ossidazione dei minerali alcalini presenti nella pietra più ha contatto con l'ecosistema, ne viene che, le colorazioni giallognole a volte anche brunastre  sono la bellezza dell'ogggetto antico.  Scrissero; abbiamo riportato l'opera al primo giorno che la scolpì il suo autore, un bel bianco cangiante, che più bianco non si può.  L'unico elemento contrario di questa mostra è il restauro evidententemente sbagliato che ha reso alla storia dell'arte la negazione dell'oggetto artistico trasformato in un blocco di gesso farinoso. Per questa difficile disciplina, sono stati interpellatti i più titolati Istituti nazionali ed esteri, per loro ammissione, non hanno trovato un sistema che escluda il rischio di far scoppiare la sottile membrana della pietra per far evaquare gli iniqui ancorati tenacemente nel suo reticolo cristallino. Non è falso ciò che e falso, e falso ciò che inganna, pertanto l'acqua Bidistillata non essendo un veicolo chimico, non può da sola agire come induttore elettrochimico, ne viene che, per ottenere quel bianco cangiante è stato impiegato un agente chimico contrario alla cautela del rischio per la conservazione della pietra calcarea. Per la cultura di tutti i popoli non si possono far passare questi errori come i veri toccasana  per il restauro monumentale, come non serve responsabilizzare l'Università per una materia di studio che compete solo ed esclusivamente la conoscenza centenaria dei maestri restauratori italiani, non ha caso degradati professionalmente, per essere i soli a sapere come si può far evaquare gli iniqui dalla pietra, mantenendo intatta la patina del tempo, naturalmente,  questo può dar fastidio a molti tecnocrati, visto che abbassa notevolmente tempi e costi d'impresa. Roberto Grazioli Asti

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08 Feb 2012
alle 12:30

roberto grazioli asti

per definire cosa intendono i curatori del museo al Castello con la mostra dedicata alla Pietà Rondanini del maestro Buonarroti, ho trovato una battuta veloce del pittore belga Renè Magritte che dice, un oggetto non svoge mai lo stesso ruolo del suo nome e della sua immagine.  Da quel blocco di marmo sbalzato dall'artista come a voler aggiungere più che a togliere, prima che fosse deciso l'intervento di pulizia di restauro, si leggeva la sofferenza dell'uomo per la sua creazione, quel manto di fuliggine incancrenita nella pietra calcarea, aggiungeva il dramma al dramma di un uomo prossimo a lasciarci il suo testamento artistico.  Parlare è meglio che stare zitto, l'opera del grande Buonarroti è irremediabilmente perduta. Nell'anno 2005 ultimato il restauro, uno degli addetti confessò in maniera del tutto innocente che avevano tolto dalla scultura la patina del tempo!  Se consideriamo che, il tutto è stato approvato con la benedizione dei vari Enti preposti alla tutela dell'opera, la patina del tempo per chi non conosce questa terminologia, significa essenzialmente l'ossidazione dei minerali alcalini presenti nella pietra più ha contatto con l'ecosistema, ne viene che, le colorazioni giallognole a volte anche brunastre  sono la bellezza dell'ogggetto antico.  Scrissero; abbiamo riportato l'opera al primo giorno che la scolpì il suo autore, un bel bianco cangiante, che più bianco non si può.  L'unico elemento contrario di questa mostra è il restauro evidententemente sbagliato che ha reso alla storia dell'arte la negazione dell'oggetto artistico trasformato in un blocco di gesso farinoso. Per questa difficile disciplina, sono stati interpellatti i più titolati Istituti nazionali ed esteri, per loro ammissione, non hanno trovato un sistema che escluda il rischio di far scoppiare la sottile membrana della pietra per far evaquare gli iniqui ancorati tenacemente nel suo reticolo cristallino. Non è falso ciò che e falso, e falso ciò che inganna, pertanto l'acqua Bidistillata non essendo un veicolo chimico, non può da sola agire come induttore elettrochimico, ne viene che, per ottenere quel bianco cangiante è stato impiegato un agente chimico contrario alla cautela del rischio per la conservazione della pietra calcarea. Per la cultura di tutti i popoli non si possono far passare questi errori come i veri toccasana  per il restauro monumentale, come non serve responsabilizzare l'Università per una materia di studio che compete solo ed esclusivamente la conoscenza centenaria dei maestri restauratori italiani, non ha caso degradati professionalmente, per essere i soli a sapere come si può far evaquare gli iniqui dalla pietra, mantenendo intatta la patina del tempo, naturalmente,  questo può dar fastidio a molti tecnocrati, visto che abbassa notevolmente tempi e costi d'impresa. Roberto Grazioli Asti

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