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Ciò che resta di Caravaggio, nel quarto centenario dalla morte

Lunedì 12 Luglio 2010, 09:20 in Arti figurative di
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Le tombe dei forti rendono bella la terra che li ospita e spingono a grandi opere, sosteneva Foscolo nel "Dei Sepolcri". Ma che direbbe oggi il vate di Zante nel vedere l'urne coi poveri resti di illustri personaggi della nostra cultura, andare in tournee su e giù per lo stivale, come accade oggi al povero Caravaggio?

Quando il Foscolo vide in Santa Croce le tombe di Machiavelli ("quel grande/che temprando lo scettro a' regnatori/gli allor ne sfronda"), di Michelangelo ("colui che nuovo Olimpo/alzò in Roma a' Celesti"), di Galilei ("con la teoria eliocentrica aprì la strada agli studi di Newton (l'Anglo)"), inneggiò a Firenze considerandola beata per la bellezza della sua terra e per aver dato i genitori e la lingua a Dante (il "ghibellin fuggiasco") e al Petrarca ("poeta dell'amore"), sepolti rispettivamente ad Arquà e Ravenna, ma ancora più beata perché ha conservato in un tempio le glorie d'Italia che sono le uniche che ci sono rimaste dopo che gli stranieri ci hanno rapito tutto tranne la memoria.

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12 Lug 2010
alle 18:59

Valerio Yuri Carlo Foti

La nostra Italia non riesce ad apprezzare quasi mai il talento che le si offre perchè la mediocrità e l'appiattimento culturale hanno omologato il gusto e la stessa arte. Un personaggio dal talento artistico - estetico come Caravaggio è stato osteggiato dalla sedicente cultura fiorentina e romana che era offuscata dagli splendori del Rinascimento. Un personaggio come Caravaggio che compì una delle più grande innovazioni nell'arte del "Luminismo" fu odiato e disprezzato pubblicamente dagli stessi artisti, fu protetto dalla famiglia Colonna che era imparentata con i Borromeo. La genialità dell'artista fu compresa persino dagli ambienti del clero che collezzionavano anche opere ritenute scomode dalla Chiesa romana. In Caravaggio si ritrovava la sintesi perfetta tra la perfezione stilistica della composizione rinascimentale e la grandiosità dell'allegoria nel creare immagini apparentemente deformate. Per il pittore lombardo l'allegoria si collocava perfettamente nella filosofia agostiniana e nella teologia cattolica di ispirazione gesuita.Nonostante questa sua ossessione filosofico - religiosa, l'artista fu sempre uno spirito libero, alla ricerca di una nuova intuizione estetico - artistico, sia per la sua crescita artistica, sia con l'intento pedagogico di educare l'osservatore di quadri. La pittura per l'artista era la massima espressione artistica perchè essa racchiudeva l'armonia dell'Universo tra l'uomo e Dio. Ebbe una vita avventurosa e travagliata ma come succede ai veri geni la sua esperienza terrena ha subito il martirio esattamente come quella spirituale. Per molti secoli gli storici dell'arte hanno guardato con sospetto e scarsa ammirazione alle opere del Caravaggio, solo pochi storici come Longhi,Porcella e Venturi hanno contribuito a rivalutare l'immagine di un'artista scomodo e per molti versi rivoluzionario nella storia dell'arte, in un secolo complesso come quello della Controriforma tra Cinquecento e Seicento. 

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