blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Eudeamon, il caso letterario sul web e l'amore di lattice: intervista ad Erika Moak

Eleonora Bianchini avatar Mercoledì 9 Giugno 2010, 18:30 in Interviste, Letteratura di Eleonora Bianchini
eudeamon.jpg

Questa è una storia personale, tra un lettore e un libro. Il lettore sono io, sineddoche per la moltitudine, il romanzo, invece, è uno solo. L'autrice è Erika Moak, transgender dell'Arkansas classe 1975, che ha dato alla luce Eudeamon su Internet (qui, dove trovate anche altri suoi racconti, potete scaricarlo). In Italia l'occhio vigile della Zero91 ha colto l'unicità della narrazione e l'ha tradotto.

SintesiEudemonia è la città prototipo per la sperimentazione di una nuova prigionia. Chi è condannato dalla giustizia ordinaria può decidere se scontare la sua pena in carcere, in cattività, o diventare un Banelibero per le strade della città strizzato nel Banesuit, una tuta di lattice nero dotata di casco. In mezzo agli umani ma anonimo, senza volto, senza voce, senza contatti pena il castigo corporale, assordante. Sono banditi i cinque sensi, la tuta bozzolo regola anche la temperatura corporea. Un inferno se non fosse che lì dentro, nell'universo di lattice artificiale e sensori punitivi, è possibile scoprire l'amore.

Si chiama Eudeamon. Una giornalista vuole saperne di più e indaga. Un caso letterario nato sul web, un romanzo postmoderno sull'amore. Sconsigliato ai romantici. Abbiamo incontrato (via mail) l'autrice. 

 Erika, come è nata l'idea di Eudeamon? 

Sono sicura di essere stata influenzata da quanto ho letto in passato, ma non c'è alcuna ispirazione diretta. L'idea mi saltellava nella testa da anni - sembrava poco più di un sogno in pieno giorno. Quando alla fine ho deciso di scriverlo, è sgorgato veloce, molto più di quanto io normalmente scriva.

Quali sono stati i feedback che hai avuto dai lettori sul web?

Molti e positivi. E questo non ha smesso mai di stupirmi. E' straordinario che qualcosa che ho scritto sia capace di colpire con forza i lettori fino a spingerli a scrivere un commento. E' allo stesso tempo lusinghiero e umiliante.

Esiste una dimensione ideale dell'amore? 

Di questi concetti, credo, si debba occupare il poeta. Che io non sono assolutamente. Posso soltanto inciampare qui e lì e farmi male alle ginocchia. Penso che il banesuit - o piuttosto l'eudeamon al suo interno - possa essere questa dimensione per qualcuno. Forse per molti.

Avevi pensato anche ad altri finali del romanzo? 

Sì. Avevo pensato anche ad un finale molto più ambiguo, in cui il destino di Katrina non si sarebbe delineato in maniera tanto chiara. Avrebbe trovato Inverno? Avrebbe incontrato un nuovo eudeamon? Sarebbe stata in grado di reclamare il tipo di felicità che aveva provato prima? Credo che l'ambiguità sia popolare nella letteratura contemporanea dal momento che gli happy end o, al contrario, i finali tristi sono troppo semplicistici e ingenui. Capisco il ragionamento, e forse un finale più ambiguo avrebbe reso Eudeamon una romanzo migliore. Ma ho sentito che, dopo il viaggio, per le caratteriste della storia e i lettori che le seguivano serviva un finale definito, una risposta. Questa è la fine che io avrei voluto leggere.

Esistono delle forme simili al Banesuit al giorno d'oggi che impediscono il contatto con la società ma appagano il senso di felicità a cui l'essere umano anela?

Non credo. Si potrebbe sostenere che tutti i social network, i dispositivi mobili e internet in generale tendano a isolare le persone in una specie di banesuit, ma non è lo stesso. Le persone non si isolano così, non mentalmente. Il costante flusso di informazioni e interazioni è l'opposto rispetto alla dimensione del banesuit, che serve a tagliarti fuori dalla società. Semmai internet crea una mente collettiva piuttosto che una società di eremiti. E questo ci rende più felici? O è solo un modo differente per ottenere lo stesso risultato? Non lo so.

L'amore è possibile in un mondo artificiale? 

Penso sia troppo presto per dirlo. Non siamo ancora arrivati a quel punto. Puoi innamorarti nel mondo virtuale come in quello che esiste, a scatola chiusa...

Ma è vero amore?

Ti stai innamorando di frammenti e idee: vedi solamente i piccoli pezzi che ti vengono mostrati e riempi i buchi con la fantasia. Questo è diverso dal conoscere qualcuno e amarlo per quello che è o malgrado la sua essenza. O dal poterlo toccare. Credo che nulla del mondo artificiale possa sostituire il semplice miracolo della sperimentazione dell'alterità attraverso il tatto. Chi lo sa? Forse nel futuro queste cose saranno possibili, e saranno spalancate le porte di esperienze che ora possiamo immaginare solo a fatica.

E' possibile trovare l'amore nel mondo reale?

My goodness, I sure hope so. It's where I live!

(Avvertenza: questo non è un libro, ma the perfect drug. Non riuscirete a smettere di leggerlo. E svanirete, confusi, il senso di happy end).   

4
4 commenti
4
15 Set 2012
alle 22:14

stefania bartolini

Ho comprato questo lbro in vacanza giusto perche' ho un amica scrittrice non conosciuta ma x me capace,e sensibile ,con la speranza che un giorno anche lei possa aver successo col suo "Il passato dentro " proprio come Erika ,alla quale faccio  i  miei complimenti perche' il suo Eudeamon mi incuriosisce tantissimo e' proprio una drug come scrive sopra nelle avvertenze qualche suo fan .Brava Erika ,Stefania .

3
10 Giu 2010
alle 23:13

Anna

Che donna fantastica! Mi stavo arrovellando il cervello sulla questione del finale di "Eudeamon"...

:)

2
10 Giu 2010
alle 10:06

Eleonora Bianchini, Blogosfere Staff

In questo caso l'individualismo spinto è dato dalla condizione del banesuit e dal giudizio di un occhio esterno, cioè del lettore. Concepiamo l'amore come contatto sensoriale con un individuo in grado di riflettere la nostra condizione umana con i suoi limiti. Quello che di Eudeamon è straordinario è la capacità di rendere ipotizzabile una condizione di felicità e autentico innamoramento attraverso un alter ego immaginario e un involucro di lattice che anticipa la risposta ai nostri desideri inespressi. Vorrebbe dire che gli unici in grado di amarci fino in fondo, forse, siamo solo noi stessi. E' amore appagante quello di Inverno, ma è anche amore prevedibile, spogliato dell'inquietudine e del fragile equilibrio dei sentimenti umani.

1
09 Giu 2010
alle 19:32

Carla

Grazie di questa intervista! Infatti, mi ero fatta delle domande rispetto all'idea dell'amore e mi piace molto la risposta da parte dell'autrice, perché è onesta. "Penso che il banesuit - o piuttosto l'eudeamon al suo interno - possa essere questa dimensione per qualcuno. Forse per molti." Lo penso anch'io - non è inquietante il libro, piuttosto lo è un concetto di amore così autoriferenziale che potrebbe comunque essere abbastanza diffuso intorno a noi. Penso che Moak abbia azzeccato la nostra tendenza di sopravalutare l'individualismo.


Attendere la pubblicazione del commento

Seguici

Iscriviti ai nostri feed rss. Leggi in tempo reale tutti i post pubblicati dal blogger!

Post in evidenza su Blogosfere