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"Non ti voglio vicino": il nuovo romanzo di Barbara Garlaschelli

Francesca Airaghi avatar Lunedì 1 Febbraio 2010, 08:55 in Libri, Segnalato da voi di Francesca Airaghi
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Ci sono persone che nascono per scrivere. Barbara Garlaschelli è una di loro. Se il destino ha voluto fermare le sue gambe quando aveva sedici anni, non ha però avuto modo di intaccare la sua creatività che al contrario ha camminato a passo veloce nella produzione di numerosi libri e racconti. Il carattere fortissimo l'ha aiutata a trasformare la limitazione in una risorsa.

Scrive bene Barbara, anzi benissimo. Questa sua ultima fatica ne è la conferma più vera.

Il romanzo si intitola Non ti voglio vicino Ed. Frassinelli. Alla prima presentazione il 28 gennaio, nella sala della Mondadori Multicenter in piazza Duomo a Milano c'è il pieno. Presenta l'evento un'altra affermata scrittrice: Carmen Covito che fa un'analisi del libro lucida ed entusiastica.

Carmen esordisce affermando che il libro non può essere incasellato in nessun genere. "E' un romanzo con tante sfaccettature, ambientato a Milano partendo dal tempo della seconda guerra mondiale, ma con un contenuto attualissimo. Un romanzo di resistenza in tutti i sensi: politica e personale, resistenza all'oppressione ma anche ai propri desideri e sentimenti," dice.

"Un libro che parla di bambini e di adulti, di guerra e di pace, di indipendenza e di forzatura psicologica, di campagna e di città. Di amore e di odio. Di libertà e possesso. Un romanzo binario a più piani e più livelli. Questo per parlare della geometria del libro, perché il romanzo è strapieno di sentimenti ma senza sentimentalismo, cosa straordinaria dal punto di vista letterario," continua.

"Ci sono inoltre descrizioni di ambienti ammirevoli, una Milano del tempo della guerra che l'autrice ha anticipato nel suo blog (http://barbara-garlaschelli.splinder.com), come la casa dei ferrovieri in cui vivono i bambini, un mondo dentro un mondo com'era una volta,"

Carmen Covito porge poi alcune domande all'autrice:

Cosa c'è dietro a questo romanzo, com'è iniziato il tutto?

B.G. ho iniziato a scrivere il libro cinque anni fa. Sono partita da un personaggio: Prisca. Ho iniziato a scrivere di lei e mi sono chiesta da dove potesse arrivare. Quindi ho pensato ai suoi genitori. Sono infatti convinta di due cose. Primo: noi siamo il risultato di ciò che è stato prima di noi. Secondo: la famiglia (tema ricorrente nei miei romanzi) è tutto, nel bene e nel male. Quindi ho abbandonato Prisca e sono passata ai suoi genitori. Da qui sono uscite le storie che io ho ascoltato spesso soprattutto da mio padre e dai suoi amici, bambini durante il periodo della guerra. Ho ascoltato attentamente "rubando" pezzi della loro vita. Lo straordinario era sentire come un periodo orrendo come quello fosse vissuto con gioia infantile, dove la solidarietà era fortissima, ci si spartiva la stessa sorte. Ho quindi proseguito con la trama ed è stato un parto lungo e sofferto. Il libro è diviso in due parti: la prima narra dei genitori, la seconda dei figli.

E'  anche un libro che parla di abusi

B.G. Sì, nella trama c'è anche la parte degli abusi sessuali, abusi femminili che subisce Lena, la madre di Prisca. Ed è stato molto difficile raccontare questo lato della storia perché da questo ne viene condizionato tutto il romanzo con il conseguente rapporto difficile madre-figlia.

Continua Carmen Covito: "sei riuscita a toccare questo argomento di un scabrosità micidiale, rompendo tabù radicati, ma facendolo con una delicatezza magistrale come lo è anche il passaggio dell'abuso dalla madre alla figlia, non più sessuale ma abuso di potere".

Quindi il romanzo riesce a fare riflettere, rispecchiando delle realtà.

B.G. io credo che qualsiasi scrittore non si renda conto di questo, in genere chi scrive lo fa e basta, il resto esce in seguito. Tutto nel mio caso è derivato da storie che ho sentito, storie di amori che diventano prigioni. Si parla spesso dell'amore come qualcosa di consolatorio, invece può diventare potere. Il potere di una persona sull'altra mascherato da amore. E la famiglia  che dovrebbe essere il posto più sicuro del mondo può diventare il posto più pericoloso del mondo.

Ma non è il caso della vita vera di Barbara. Il suo compagno è in piedi tra il pubblico e non le stacca gli occhi di dosso, loro due sono una coppia affiatata e felice. La madre bella e giovanile siede in prima fila orgogliosa. L'amato padre, al quale il libro è dedicato, è presente negli occhi e nelle parole di Barbara. A conferma di  quello che lei stessa ha detto: noi siamo il risultato di ciò che è stato prima di noi.    

 
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07 Mar 2010
alle 14:40

roberta

Lo comprerò perché della Garlaschelli non ho letto ancora nulla e la trama mi ha incuriosito molto.

Lo leggerò perchè sento che la verità del romanzo e le politiche intessute in esso riflettono il mio trascorso e poi un libro fa sempre bene, più di ogni altra medicina.

 

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