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Alda Merini, una vita tra follia e ricerca di normalità

Francesca Airaghi avatar Lunedì 2 Novembre 2009, 12:00 in Attualità, Letteratura di Francesca Airaghi
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"Sono una piccola ape furibonda. Mi piace cambiare di colore. Mi piace cambiare di misura", a parlare è Alda Merini, la poetessa milanese scomparsa ieri all'età di 78 anni dopo una vita ricca di dolore. Alda, era un talento precoce. Alla costante ricerca di equilibrio tra follia e normalità. A soli sedici anni, esordì sotto la guida di Angelo Romanò e Giacinto Spagnoletti; mentre la sua prima raccolta di poesie, La presenza di Orfeo, uscita da Schwarz nel 1953 con una presentazione di Spagnoletti, ebbe un grande successo di critica. Nel 1954 Pasolini si accorse di lei.

Fu bocciata all'esame d'ammissione per il Liceo Classico Manzoni. Poi vennero gli amori. Il primo con Giorgio Manganelli. Dopo Salvatore Quasimodo, cui sono dedicate alcune poesie erotiche. Poi due mariti, quattro figlie e molti altri ricoveri. Nel 1996 fu proposta per il Premio Nobel per la Letteratura dall'Academie Française.

Alda viveva, tra assistenti sociali e visite ambulatoriali, in un piccolo appartamento sui Navigli dalle discutibili condizioni igieniche, "Mi piace sporcare la casa. Vivere nel pattume. Come i maiali", confessò a un'intervista a Vanity Fair nel 2008. Qui scriveva. Sdraiata su un letto, o a un tavolino di un bar. Fumava e scriveva, su qualsiasi pezzo di carta, su fogli sparsi. Snocciolava versi, con irruenza, immediatezza. Chiamava gli amici e dettava loro le sue poesie, i suoi versi.

Nel 2007 era stata insignita della Laurea honoris causa dall'Università di Messina, senza contare l'ammirazione di cui è sempre stata circondata. Recentemente la poetessa-scrittrice era stata ritratta anche sul grande schermo attraverso il documentario, diretto da Cosimo Damiano Amato, "Alda Merino, una donna sul palcoscenico".

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11 Nov 2009
alle 15:20

Maurizio Spagna

 

 

 

Commento introduttivo,

un tributo poetico:

“Ad un grande esempio di letteratura del Novecento, donna contemplatrice che ha raccontato le grandi sofferenze della vita e ricca di espressioni poetiche vissute nel profondo.”

 


 

HO SEMPRE VOLUTO...

...aspetta un attimo, un attimo

e non sparire poesia.

Per Alda Merini il tuo verso

è nella vita…

 

Annuisci Alda,

Ho sempre voluto poesia attorno a me

Tratti di sentiero

Che aggiungessero corpi di scrivanie

E lampade accese di protesta

Sull’infinito appoggio di un pensiero.

 

La tua camera ne era impicciata.

 

Ho sempre voluto foto

Copie di poesia attorno a me

Sedie foderate da calici piangenti

Schizzi di un vissuto amore

Strane facce di cassetti ammaccati

E muri

Figurati dall’ombra del mio seno.

 

La tua camera ne era impicciata.

 

Ho sempre voluto poesia dal vivo attorno a me

Musica sperduta nelle parole

Volti e braccia cascanti

Sopra un leggìo che pieghi

Si ripieghi e il certo che si spieghi!

 

La tua camera ne era impicciata.

 

Ho sempre voluto una camera vuota

Nuda e dalle quattro orecchie

Bianca e chiusa in una nuvola nera

Fumata

E corteggiata dalla tua poesia

Che ho sempre voluto

Un po’ mia.

 

 

©

Da “Il cuore degli Angeli”

di Maurizio Spagna

www.ilrotoversi.com
info@ilrotoversi.com

L’ideatore

paroliere, scrittore e poeta al leggìo-

 

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