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"Il Buio Oltre la Porta": la piaga delle violenze domestiche raccontata da Nicoletta Sipos

Sabato 7 Marzo 2009, 08:00 in Libri di

buio.jpgUn libro che è un "pugno nello stomaco". Si deve leggere fermandosi di tanto in tanto, perchè ci si immedesima talmente tanto nella protagonista che quasi si tocca con mano la stessa angoscia e la stessa paura che la rinchiude per 18 anni in un inferno fatto di botte e di "buona reputazione".

Il peggio è che si tratta di una storia vera quella raccontata da Nicoletta Sipos (che ha anche un blog ha questo link) nel suo ultimo libro Il buio oltre la porta edito da Sperling&Kupfer.

Una storia di violenza domestica ambientata non in un contesto di degrado sociale ma nella buona società. Protagonista Alice, sposata da 18 anni a un uomo importante e con un'ottima posizione che però per motivi per lo più futili la picchia e la umilia.

Abbiamo intervistato l'autrice.

Come hai conosciuto la protagonista della tua storia?

Ci siamo trovate per caso a una serata di sole donne in casa di una comune amica. Si è parlato, come accade, di amori, speranze, sogni e paure. Anche quelle poste dalla cronaca, dalle violenze agli stupri. E si è parlato di varie donne costrette a subire le violenze dei mariti. Al termine della serata, per caso l'ho accompagnata a casa io, con la mia auto, e durante il tragitto mi ha accennato ai suoi problemi. Un accenno lieve, credevo quasi di non avere capito bene. Anzi, speravo di non avere capito. Ma sono bastati pochi minuti per spazzare via ogni dubbio. C'era tanto dolore nella sua voce, ma anche tanta speranza.

La senti ancora?
 
Molto poco, da quando è uscito il libro. Non abbiamo più bisogno di parlare, abbiamo fatto quello che volevano: un libro per mettere in guardia sui pericoli della violenza domestica e per dire che può succedere a chiunque, e non vale la pena di soffrire degli anni (come ha fatto Alice) per uscirne.
 
Come sta adesso Alice?

Meglio. E' molto più forte di quanto pensassi, e molto determinata a mantenere la sua indipendenza e la sua dignità. Ovviamente per consentirmi di raccontare la sua storia mi ha chiesto di poter restare dietro le quinte. Non vuole scontri aperti col marito dal quale per altro di sta separando. Ci sono di mezzo anche i tre figli.
 
Com'è stato raccontare la sua storia?
 
In realtà all'inizio io non la volevo raccontare. Mi ha convinto la mia amica Nicoletta Grill, che era allora il direttore editoriale della Sperling. E anche la stessa Alice che sperava di poter dare una mano a donne che attraversano le sue stesse difficoltà. Insomma, un po' contro voglia mi sono messa al lavoro e con mia sorpresa il libro è uscito di getto, con una facilità straordinaria, come se l'avessi scritto sotto dettatura. Mi sono commossa, mi sono identificata nelle sofferenze di questa donna sfortunata e mi è capitato più volte di pensare che ero stata fortunata senza alcun merito, a non trovare un amore sbagliato sulla mia strada.
 
Nel libro si parla di un diario che Alice tiene, su cui annota tutta la sua storia e le sue riflessioni. Esiste davvero e se sì che fine ha fatto?
 
Il diario l'ho costruito io (una figura retorica-letteraria). Alice mi ha portato degli appunti volanti e poi ha insistito per bruciarli dicendo che erano serviti allo scopo di mettere a fuoco certi momenti cruciali del suo passato.
 
Hai ricevuto riscontri da parte di qualche donna che ha letto il libro e si è ritrovata nella protagonista?

Più di quanto m'aspettassi. Amiche di vecchia data o colleghe quasi sconosciute mi hanno stupito dicendo di essersi ritrovate nella stessa situazione di Alice. Sono stati momenti intimi e commoventi. Al di là di questo, molte lettrici hanno criticato la passività di Alice (come ha fatto a resistere così a lungo?). Moltissime però hanno compreso la sua pazienza, fatta di prudenza, vergogna, desiderio di tenere unita la famiglia.
 
Di violenza domestica si parla sempre quando ci sono gravi fatti di cronaca e poi più nulla. Cosa si può fare per accendere l'attenzione dell'opinione pubblica su questo problema?

Parlarne come facciamo qui adesso può essere utile. Le ronde, ovviamente, non servono. Bisogna che famiglie e scuola diano un'educazione forte ai bambini insegnando loro a rispettare il prossimo, a comunicare senza alzare le mani, ad aiutarsi a vicenda. Certo è che così non si va più avanti. Il fenomeno della violenza domestica è incredibilmente vasto. Nel 96% dei casi non viene denunciato, ma si suppone che circa 7 milioni di donne dai 17 ai 70 anni siano rimaste vittime in forma più o meno brutale.
 
I media e le campagne (mi riferisco a quella ad esempio a quella censurata a Milano di Telefono Donna della "donna crocefissa") hanno un ruolo importante secondo te o bisognerebbe più lavorare per "cambiare la testa" delle persone?
 
Sicuramente hanno un ruolo importante perché fanno discutere e riflettere, magari anche per criticare. Solo così si può cambiare la testa delle persone.
 
E'possibile che nel 2009 ci siano ancora così tanti tabù "atavici" o luoghi comuni su questo tema? Mi riferisco ad esempio alle donne che sentono di "meritarsi" in qualche modo le botte, o hanno paura di non venire credute per colpa della "buona reputazione" dei loro compagni
 
Sono di stretta attualità. Le donne picchiate si sentono in torto, credono di meritare i maltrattamenti, non osano confidarsi con amiche o parenti per pudore e mille diverse ragioni. Una è proprio il timore di non essere credute. Un'altra è che spesso non hanno un lavoro loro e non possono mantenersi (soprattutto se hanno figli) senza l'aiuto del marito che per altro le minaccia di tagliare loro i viveri se non stanno ai suoi voleri. Così le mogli preferiscono tacere e subire credendo di fare il bene della famiglia. In realtà le donne vittime di violenza trasmettono la passività alle figlie, mentre i figli di padri aggressivi crescono con una forte carica di aggressività. Dunque la violenza passa di generazione in generazione trovando terreno fertile secondo una pericolosa catena psicologica che dobbiamo interrompere con coraggio e persistenza. 

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2 commenti
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08 Giu 2009
alle 09:57

Arianna, Blogosfere staff

grazie mille per la tua testimonianza renata, è molto preziosa e importante per aiutare anche le altre che ancora vivono un incubo del genere

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07 Giu 2009
alle 16:21

renata.ficini

qvello che a vissuto la protagonista di qvesta storia lo vissyta pure io pero mi sono ribellata tardi ma ce lo fatta

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