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Mariastella Gelmini lo sapeva fin da quando, appena eletta Ministro, si è schierata con la riforma Fioroni (che gli studenti cercano ossessivamente sul Web digitando su Google "legge Fioroni"): sapeva che sarebbe diventata il ministro più odiato della legislatura corrente. Questo perché essere Ministro dell'Istruzione vuol dire essere l'oggetto dell'odio studentesco, categoria che si infiamma facilmente e cede spesso all'insulto. Ma non sono solo gli studenti a includere la Gelmini nella lista dei nemici dell'istruzione: in queste ore sono insegnanti e media a discutere delle ultime dichiarazioni del Ministro.
Tra le novità della scuola Gelmini c'é la volontà di alzare la qualità della nostra scuola intevenenedo laddove è più debole. E, come riporta Unpercento, il ministro Gelmini con grazioso accento bresciano lancia la sua proposta: troppi insegnanti del Sud abbassano la qualità della scuola, bisogna provvedere perchè la scuola «non è uno stipendificio». Come? Con corsi intensivi dedicati a loro, a cominciare da quattro regioni.
Questa affermazione, poi rettificata dalla stessa Gelmini - ne parla Elaborando - sta facendo discutere.
Raser ha realizzato una Gelminoteca per raccogliere tutti gli interventi del Ministro, eccola; Unpercento commenta così, senza parole, e Saitenereunsegreto parla di capro espiatorio mentre IlLegnoStorto parla di professori del sud e invita il ministro alla riflessione.
Insomma, una situazione che scotta. Ce ne rendiamo conto sfogliando i post di AScuoladiBugie e quotidianamente ci informa sui problemi della scuola.
Riportiamo il commento di Elborando che va oltre le parole della Gelmini e spiega:
Mi sembrano buone intenzioni con cui coprire il solo dato consolidato a oggi, il taglio di 85.000 insegnanti in tre anni con le sue prevedibili conseguenze: aumento del numero medio di ragazzi per classe (e questo banalmente peggiora la qualità del prodotto finale), diminuita attenzione al recupero dell'evasione scolastica. Il Ministro dice: "chi lo critica indichi una strada diversa". Ha ragione, credo che non ci siano alternative, una volta accettati i tagli di bilancio.
Ecco, una volta accettati quei tagli. Ma presentarli come la chiave del miglioramento, mi sembra davvero fuorviante.
ministro Gelmini, quell’espressione non va ………E NON SOLO Alla cortese attenzione dell'onorevole Mariastella Gelmini e p.c. Presidente CNUDD Prof. Paolo Valerio Oggetto: osservazioni sull’espressione “studenti diversamente abili” utilizzata nel decreto per i criteri ripartizione stanziamento per interventi studenti diversamente abili anno 2008Illustrissimo Sig. Ministro,sono un operatore che lavora da anni nel campo della disabilità e in particolare nei Servizi universitari di supporto agli studenti universitari con disabilità. Le scrivo sollecitato dalla lettura del Decreto Ministeriale 28 agosto 2008 prot. n. 159/2008, da Lei firmato, in cui campeggia l’espressione “studenti diversamente abili”, sulla quale vorrei proporLe alcune brevi considerazioni. Mi permetta di partire da una frase illuminante di Giuseppe Pontiggia apposta come dedica a un suo bel libro: «A tutte le persone disabili che lottano, non per diventare uguali agli altri, ma se stessi». Tale dedica ci interpella tutti, nessuno escluso.
In nessun ambito della vita le parole sono chiacchiere, tantomeno nell’ambito del sistema formativo formale (quello di Sua competenza come Ministro): nella correzione dei temi contano perfino gli accenti e gli apostrofi, si immagini quindi il peso specifico delle parole! La mia non vuole essere una mera disputa lessicografica o semantica, nell’uso di certi termini sono in ballo questioni più profonde, che concernono il rispetto vero delle persone, delle loro storie di vita e della loro condizione esistenziale.
L’espressione “studenti diversamente abili” è sempre più diffusa nel mondo dell'informazione e della politica, ma moltissimi fra i più competenti, preparati e appassionati operatori italiani nell'area delle disabilità hanno eccepito vigorosamente su di essa. Le riporto alcuni esempi: la teologa Adriana Zarri scrive che questa «ridicola e ipocrita definizione rappresenta il colmo dell'imbarbarimento e, in fondo, dimostra una mancata accettazione di uno stato di difficoltà»; Andrea Pancaldi parla di termine «carico di ambiguità»; il giornalista Franco Bomprezzi denuncia una «deriva linguistica che, nell'enfatizzare le capacità di alcuni, ignora le persone con maggiori difficoltà». Carlo Giacobini, poi, descrive il “neologismo” con acuta ironia come «un ansiolitico linguistico, utile al massimo a mettere in pace la coscienza di coloro che non si sono mai fatti carico sino in fondo di questi problemi».Personalmente ritengo che si tratti di un tentativo maldestro di "sdoganare" le disabilità, rimuovendo (o se si preferisce camuffando) le difficoltà reali che assillano giorno per giorno gli studenti universitari con disabilità. Invece di lottare per affermare nella prassi quotidiana il diritto all'uguaglianza di opportunità, si inseguono goffamente modelli efficientisti ed estetici. Qualcuno potrebbe obiettare che l’espressione mira a valorizzare le abilità residue (quando ci sono), il che è sicuramente doveroso ma ha come indispensabile presupposto il riconoscimento leale e oggettivo delle limitazioni delle attività, non la loro rimozione attraverso operazioni di ‘cosmesi comunicativa’.L'inserimento e l'inclusione sono possibili, da una parte, mediante provvedimenti amministrativi che favoriscano i progetti di vita indipendente di ciascuno (e quindi mettendo in campo investimenti); dall'altra, attraverso processi culturali di accettazione lunghi e complessi, che non solo non passano attraverso la proposta di nuove e ambigue definizioni ma possono addirittura essere da esse ostacolati.Napoli 19/01/2009
Carmine Rizzo
abbassate gli stipendi dei politici , sn loro k rubano nelle casse dello stato ... ora nn s poxono tagliare i fondi alla scuola k è prp ciò k potrebbe portare ad un miglioramento ... sapete xk vogliono togliere i fondi alla scuola ??? x il semplice motivo k se rimaniamo ignoranti riusciranno a fare una dittatura su d noi ... in quanto stiamo andando avanti cn decreti legge e ciò rappresenta una DITTATURA, altro k democrazia ... dovrebbero exere mexi tutti al rogo sti politici d merda
Prima di tutto non bisogna trattare la scuola come un'azienda"tagliare i fondi alla scuola",invece di togliere lavoro perche' non si tagliano il loro bel stipendio almeno del 20%. Perche' non danno l'esempio,invece di fare queste cavolate?
Ma non è certo con i tagli che si possono risolvere i problemi della scuola del sud! on il D.L. 112 del 25 giugno 2008, in tre anni a partire dall'anno scolastico 09/10, saranno tagliati 70.000 posti per i docenti e 43.000 per assistenti, amministrativi, tecnici e ausiliari. Se a questi aggiungiamo i 47.000 tagli previsti dal governo precedente, siamo a 160.000 POSTI IN MENO!Per consentire questi tagli, aumenteranno il numero di alunni per classe, ridurranno le ore di lezione negli istituti tecnici e professionali, interverranno sul tempo pieno/prolungato e sul sostegno all’handicap. La qualità della didattica ne risentirà gravemente!E' nata la RETE DOCENTI PRECARI 11 LUGLIO: http://retedocentiprecari.blogspot.com/ ; http://docentiprecari.forumattivo.com/ .
Sicuro che non ho mai insegnato: tutta la mia famiglia al femminile è fatta di insegnanti sfiduciate perché è un ambito in cui la meritocrazia non esiste, come del resto in molti organi pubblici. Appena laureata mi hanno detto: "adesso cominci da supplente e poi diventi insegnante", io, vedendo quanto poco fossero gratificate ho risposto un secco "no grazie", la mia strada me la devo meritare. Per quanto riguarda gli altri punti:
- correzione compiti: i miei prof ci mettevano una settimana per ridarci i responsi dei quiz
- preparazione: ripetere per anni la stessa pappardella agli studenti non è preparazione, sugli appunti degli studenti degli anni passati studiavo a occhi chiusi, tanto la solfa era la stessa. Diverso è il discorso per l'insegnamento universitario... ma del resto lì almeno si deve pubblicare e fare ricerche per procedere nella carriera, nelle scuole superiori è tutta una questione di anzianità
- ore buche...: non commento, così come non commento sulle ore a disposizione
- consigli e collegi: posso essere d'accordo, anche perché molti presidi si divertono a metterli nei giorni meno appropriati (vedi sabato)
- aggiornamenti: non scherziamo.
Alcuni miei amici stanno ora frequentando la SIS per diventare un giorno insegnanti. Quando ho chiesto loro perché vogliono sobbarcarsi anni di precariato mi hanno risposto (4 su 6): "perché un'altro lavoro che ti da 2 mesi di vacanze pagate dove lo trovo?"
Non è da me intervenire su quanto viene detto da persone estranee all'insegnamento, ma lo faccio perché ritengo doveroso per quelli che si collegano a questo sito-blog.
Gli insegnanti non lavorano solo 18 ore al giorno così come marmott79 afferma. Le 18 ore sono solo le lezioni frontali con i discenti, le altre ore impegnate o comunque a disposizione dell'istituzione scolastica sono: correzione dei compiti a casa, preparazione della lezione per il giorno dopo, ore buche tra un'ora di lezione e l'altra, ore a disposizione per i colloqui con i genitori, consigli di classe, collegi dei docenti, aggiornamento nei settori specifici disciplinari ecc...
Marmott79 evidentemente non ha mai insegnato e quindi queste ore sfuggono via alle persone non del settore...
Prima di aderire ad un blog o quant'altro è bene informarsi prima di parlare di 2000 Euro al mese con tasse o senza.
Nella scuola c'è spazio per tutti. Prima occorre prendersi l'abilitazione all'insegnamento, poi occorre essere precari per 15 anni, dopo forse si avrà l'immissione in ruolo, poi ....
Vorrei conoscere una categoria di lavoratori dipendenti nel settore privato che, lavorando 18 ore a settimana quando è tanto, riesce a prendere fino a 2000 euro al mese fisso. La preparazione degli insegnanti attivi oggi è quanto di più estraneo al mondo dell'insegnamento: non si chiede loro di "saper insegnare" ma solo sapere, non si valuta nemmeno la loro capacità di relazionarsi con ragazzi, non hanno facoltà di scelta, e questo è spesso colpa di presidi e istituzioni, e in molti casi si limitano alla loro funzione di guardiani.
La scuola itlaiana dovrebbe essere profondamente modificata e partire dalla classe insegnante è comunque iniziare da qualche parte. Si dovrebbe forse riportare l'obbligo scolastico ai 13 anni per non intasare le classi e selezionare gli studenti motivati, magari prevedendo esami di sbarramento dopo il biennio. Il diritto allo studio è stato fortemente frainteso: non significa istruzione obbligatoria per tutti ma istruzione per i meritevoli, le scuole non devono essere parcheggi per minorenni ma organi di formazione per la classe lavoratrice del futuro. Chi non ha desiderio di studiare vada a lavorare. Chi non ha la vocazione all'insegnamento faccia dell'altro.
Le parole del Ministro Gelmini non condivise dai docenti del sud
In questi giorni di inizio anno scolastico, ovvero di completamento dell’anno scolastico 2007/08, piove grandine sulla formazione e preparazione culturale dei docenti di tutte le scuole del centro sud.
Fare il Ministro è una cosa “seria” così come lo è “insegnare” agli alunni e studenti. Ognuno deve fare il proprio compito altrimenti si cade in un circolo vizioso. Proprio in questo circolo è caduta la Gelmini, che, a quanto sembra, non si è espressa proprio bene, tant’è che Il Messaggero titolava: Gelmini: «Corsi intensivi per gli insegnanti del sud: abbassano la qualità dell’istruzione» ed ancora: Gelmini: «Aiuterò le scuole del Sud, il divario con il Nord va colmato».
Il Corriere della Sera appariva un titolo del genere: «Scontro sui prof del Sud, Gelmini frena». Il sottotitolo è: «Polemiche per le parole del ministro, che ribatte: mi riferivo alle scuole, non agli insegnanti».
Ed ancora, il comunicato dell’ASCA parla in questi termini: «SCUOLA: E’ scontro sui prof del sud, Gelmini, colmerò gap con il Nord».
Questo sono alcuni titoli dei giornali, ma per i più appassionati, vi è sempre la “rete” come punto di riferimento con centinaia di titoli ed altrettanti blog sparsi qua e là nella “rete”.
In un comunicato stampa del 24 agosto anche Francesco Boccia, deputato Pd, sottolinea che se è vero quello che scrivono i giornali, "Un corso di formazione dovrebbe seguirlo al più presto un Ministro che dimostra un'imbarazzante ignoranza sui principi costituzionali più elementari". Boccia, deputato del Pd ed economista meridionale che da sempre insegna all’Università Cattaneo in provincia di Varese sottolinea che "Se le dichiarazioni del Ministro Gelmini riportate da Repubblica sono confermate sulla presunta necessità di far studiare solo gli insegnanti delle scuole del Sud perché abbasserebbero il livello della scuola italiana, saremmo di fronte a una valutazione gravissima di un rappresentante del Governo. La formazione agli insegnanti è utile ogni giorno e in qualunque luogo del Paese".
Ed ancora, "Siamo di fronte a una discriminazione senza precedenti basata sul certificato di nascita. Dal Ministro Gelmini ci aspettiamo immediatamente chiarimenti su quali basi scientifiche e statistiche faccia queste valutazione, visto che buona parte degli insegnanti del nord sono nati e cresciuti in regioni del Mezzogiorno. È la prima volta nella storia della Repubblica che un Ministro – continua Francesco Boccia – arriva a definire le differenze di preparazione culturale in relazione alla regione di provenienza. Personalmente ho trovato insegnanti eccellenti del sud al nord e del nord al sud. L'Italia ha, per sua fortuna una classe di docenti che, nonostante l'assenza dello Stato e le scarse risorse disponibili, assicura un servizio indispensabile ai bambini e ai ragazzi italiani".
Da parte nostra, questo doveva essere un “buon inizio d’anno” ma a quanto sembra dall’alto cade “grandine”. Ci auguriamo che tra tanta grandine vi sia qualche zero in più nel prossimo stipendio e che una buona volta, gli stipendi degli insegnanti italiani vengano equiparati realmente a quelli degli altri Paesi Europei.
Agostino Del Buono
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alle 20:50
alice
sig.ra ministro Gelmini sono una studente all'apicedel liceo scientifico e aspiro a dei bei risultati ovviamente, dopodichè mi piacerebbe proseguire gli studi all'università di giurisprudenza per notaio solo che mi giungono varie voci che per entrare nel mondo laovratovi del notaio bisogna essere una casta cioè tramandate per gradi di parentela, ciò non e che sembrerebbe tanto giusto per ciò le chiedo di provvedere attendo una sua risposta clusibile e soddisfacente .
grazie dell'attenzione
p.s risponda su questo indirizzo email:alicecastellano@hotmail.it