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Iperborea è una casa editrice che già conosciamo: specializzata in letteratura nord-europea, ha portato in Italia autori di culto (tutto nordico) come Arto Paasilinna - che abbiamo avuto il piacere di incontrare, qui la video intervista - ma anche nomi internazionali, tra tutti Ingmar Bergman del quale Iperborea ha selezionaro alcune sceneggiature.
Oggi pubblichiamo un'intervista a Emilia Lodigiani, editrice di Iperborea, che racconta il mestiere dell'editore e in particolare la sua scelta di dare spazio alla letteratura nordica.
L'intervista è stata realizzata da Stefania Pellucchi, studentessa di editoria presso l'Università Cattolica di Milano, e fa parte di un interessante progetto. Si tratta di Voci dell’editoria, Interviste sui mestieri del libro, volume realizzato dagli studenti del laboratorio di editoria della Cattolica.
Curato dal docente di editoria Roberto Cicala, il libro è stato presentato settimana scorsa: qui tutti i dettagli.
Ma torniamo all'intervista: oggi ne pubblichiamo la prima parte, domani la seconda. Buona lettura!
Intervista all’editrice Emilia Lodigiani di Iperborea
Di Stefania Pellucchi
Come è arrivata a fondare Iperborea e che idea aveva di questo mestiere prima di cominciare a fare l’editore?
Il mio è stato un percorso simile all’episodio descritto da Karen Blixen in “La mia Africa” in cui un uomo, seguendo degli strani suoni girovaga per una palude, poi salendo su una torre scopre di aver disegnato, con i suoi spostamenti casuali, una cicogna. Così il mio avviarmi verso Iperborea è stato caratterizzato da tappe che sembravano tutte slegate tra loro: gli studi su Tolkien per la mia tesi di laurea (poi rielaborata e pubblicata da Mursia con il titolo Invito alla lettura di Tolkien) mi hanno fatto scoprire la letteratura medievale, le saghe e la mitologia nordica; poi a Parigi mentre preparavo un libro su Karen Blixen, mi sono avvicinata agli autori nordici classici e contemporanei.
Tornata a Milano nel 1986, ho notato che in Italia non circolavano traduzioni di quelle opere e così, anche grazie a un suggerimento di mio fratello, è nata questa bizzarra idea di fare l’editore. In realtà all’inizio tutta la mia conoscenza dell’editoria si riduceva a Virginia Woolf che aveva fondato Faber&Faber con il marito e aveva la macchina per stampare in cantina. Quando, però, ho capito che il progetto mi appassionava ho imparato a fare l’editore da autodidatta, andando a parlare con persone appartenenti a questo settore: per sei mesi ho incontrato librai, distributori, stampatori e tanti piccoli editori che mi sono stati di grande aiuto con molta generosità e collaborazione.
E ora, alla luce della sua esperienza, come definirebbe il mestiere di editore?
Il mio punto di vista è quello di un piccolo editore che resta un artigiano ma deve essere anche imprenditore: nel mondo in cui viviamo ogni piccola realtà economica è comunque un’impresa e va gestita come tale. Una definizione più spirituale del mio mestiere è quella di “catalizzatore di passioni”. Leggere romanzi non ha uno scopo pratico. Cosa spinge uno scrittore a sacrificare gran parte della vita lottando in solitudine con la parola? Ovviamente un bisogno intrinseco di esprimersi ma anche la passione. Cosa spinge un traduttore a fare un lavoro sottopagato, spesso misconosciuto, faticoso, umile? La passione. Cosa spinge il lettore a chiudersi nella sua stanza con un libro? La passione. L’editore è quello che mette insieme tutte queste passioni, soprattutto la grande passione dell’autore e la grande passione del lettore. Inoltre l’editore, proprio perché editore, è colui che seleziona. È insito nel mestiere dell’editore scegliere, sia poi una scelta per la qualità o meno, fare l’editore significa dire dei sì e dei no.
Da editore come definirebbe il panorama editoriale italiano?
Di sicuro è un mondo difficile In Italia si legge poco: tutte le statistiche dicono che il 50% degli italiani non compra neanche un libro l’anno, è un 5% di lettori molto forti a reggere il mercato. Inoltre sia nelle catene di librerie sia nella grande distribuzione nonostante il vasto assortimento, sono sempre gli stessi titoli che vengono favoriti: novità, libri scontati, best seller. Per editori che invece fanno una scelta di progetto e di qualità riuscire a conquistarsi il proprio spazio in libreria è sempre più difficile. Dipendiamo totalmente dalle scelte che fa il libraio: un libraio che fa un banco solo di Iperborea o ci mette in vetrina è un libraio coraggiosissimo e molto spesso anche nostro lettore. Nonostante tutto anche nella grande libreria abbiamo il nostro spazio perché il gestore sa che per non perdere quel 5% di lettori forti e curiosi oltre ai bestseller deve tenere anche proposte più particolari.
Quello italiano rimane comunque un mercato abbastanza vario perché il fatto che, nonostante la presenza di grandi concentrazioni a livello di case editrici, in Italia ci siano quasi 4000 editori significa che ci sono sempre degli spazi per esplorare.
Quali possibilità offre il mondo dell’editoria ai giovani?
L’editoria è un mito per tutti i giovani che facciano materie letterarie. L’offerta di lavoro è molto superiore alla reale domanda per cui non è facile inserirsi in questo mondo. In Italia le materie letterarie continuano ad essere scelte molto di più di quelle scientifiche a livello universitario, a mio parere perché la scuola italiana dà una forte impostazione umanistica (nella scuola francese si fa molta più matematica) fin dalle elementari e il bambino portato su quella strada la segue fino all’università. C’è però una contraddizione in termini: si dà un’impostazione umanistica ma poi non si aiuta la lettura.
Continua...
Per ora ci fermiamo qui. la lunga intervista continua parlando di nuove tecnologie, del lavoro del traduttore e di strategie di promozione. Seguiteci!
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