Carlo Lucarelli e il Far West dell'Italia coloniale: L'ottava vibrazione raccontata a Baricco
Pubblicato da Elisa, Blogosfere staff alle 12:01 in Libri, Personaggi
E' uscito il primo d'aprile ma non è un pesce. L'ottava vibrazione, come segnala L'Angolo Nero, è il tanto atteso nuovo romanzo di Carlo Lucarelli. E' ambientato a Massaua, in Eritrea, nei due mesi che precedono la tragica battaglia di Adua del marzo 1896, quando le truppe italiane vennero sconfitte dall’esercito abissino del negus Menelik II. Una pagina di storia che l'autore commenta così:
Mi sono chiesto perché so tutto di Custer a Little Big Horn e niente di Adua, per esempio. Abbiamo anche noi nella nostra storia un Far West che permette di raccontare metafore avventurose. L'Italia coloniale è uno dei nostri Far West.
Questo è un estratto dell'intervista realizzata da Alessandro Baricco. Come riporta il blog di Lucarelli l'intervista si è svolta via mail, eccone una parte.
Alessandro Baricco - Ciao Carlo. Ti va un'intervista sul tuo ultimo libro? Pensavo di farla così, via mail. Mi sembra un bel modo di parlare scrivendo. E poi è lento di una lentezza che mi piace.
Carlo Lucarelli - "Per me va benissimo, anche a me piace la giusta lentezza".
Allora partiamo. Quant'era che non pubblicavi un romanzo?"Parecchio... un romanzo vero, intendo. L'ultimo è Un giorno dopo l'altro, che mi sembra sia del 2001. In mezzo c'è stata una raccolta di racconti e altri libri sui misteri d'Italia e delitti vari... Non è che li rinneghi o li ritenga meno importanti, ma quella non è narrativa, che invece è il posto in cui mi sento meglio. Quindi più o meno sette anni, che per uno come me, che pubblicava tanti libri e scriveva in fretta, dovrebbero essere parecchi".
È la tv che ti ha tenuto lontano dal romanzo?
"All'inizio credevo che fosse così e mi seccava parecchio. Non solo per la tivù, anche per altre cose che ho scritto e che ho fatto e che mi tenevano lontano da questo romanzo. Io sono abituato a scrivere in fretta, di getto, dall'inizio alla fine, e non a singhiozzo, come stavo facendo. Poi ho scoperto che non era così. Gli altri impegni mi hanno impedito di scrivere subito e in fretta e ci ho messo il tempo che ci dovevo mettere. Ho letto un sacco di cose. Ho fatto esperimenti. Sono stato in Eritrea tre volte. E quando finalmente ho avuto tutto nella testa, allora ho cominciato a scrivere e ho smesso solo quando è finito il romanzo".
Il romanzo è ambientato all'epoca e nei luoghi dell'Italietta colonialista. Cosa ti attirava di quel momento storico, di quelle persone, e di quei posti?"Ce l'avevo in testa da un sacco di tempo, non so perché. Sai come succede, magari un film visto, un suono, una cartolina. Poi mi è venuta in mente una scena: un cavaliere con le penne e la lancia, sul costone di un canyon, davanti al sole rosso, e sotto un soldato con la sciabola che gli corre dietro. Potrebbe essere Fort Apache o un film di John Ford, invece, se il cavaliere fosse Galla invece che Sioux, e il soldato un italiano invece di una giacca blu, la scena sarebbe la stessa, ugualmente esotica, ugualmente epica, ugualmente contraddittoria. Mi sono chiesto perché so tutto di Custer a Little Big Horn e niente di Adua, per esempio. Abbiamo anche noi nella nostra storia un Far West che permette di raccontare metafore avventurose. L'Italia coloniale è uno dei nostri Far West...".
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