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Ott 07 2

Le strade facili: scrittori esordienti e possibilità in Rete

Pubblicato da Elisa, Blogosfere staff alle 08:15 in Libri


Di Barbara Gozzi

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On line ci sono molte opportunità per chi scrive e vorrebbe farsi conoscere, dare modo a più persone di leggere i propri testi free.
Ci sono autori che storcono il naso perché la rete è un calderone e si potrebbe anche pensare che affidargli un testo (prova o poesia, lungo o corto) equivalga a sminuirlo. Deprezzarlo diciamo. Renderlo talmente accessibile che poi non lo si potrà usare da nessun altra parte perché con un click o due chiunque lo può leggere (e magari commentare).
Qualsiasi opinione abbiate in proposito un aspetto è innegabile: internet favorisce la visibilità. Specialmente se si pubblica su portali o blog frequentati e diffusi. Si viene letti più facilmente insomma. Ma.

C’è un ‘ma’ che vorrei ribadire, forse non ce n’è bisogno perché oggi i fruitori della rete sono più scaltri e furbi di quando ero una ragazzina io. Forse.
Sta di fatto che tutt’ora ci sono persone disposte a tutto o quasi per farsi pubblicare. Persone che credono in quello che scrivono, faticano per farlo e cercano una qualche forma di riconoscimento per queste fatiche. Hanno bisogno di essere rassicurati. Di ricevere commenti (e se sono positivi e ripetuti alcune barriere possono crollare facilmente e ricadere il quel circolo vizioso del ‘ti solletico così abbassi la guardia’).

Io credo esistano ancora i soggetti ‘fragili’. Che di solito non hanno particolari contatti con il mondo dell’editoria o comunque con gli addetti ai lavori. Leggono e scrivono magari di notte o nella pausa pranzo. Quando possono insomma. E vorrebbero tentarlo questo benedetto salto. Vorrebbero provarci. Afferrare l’occasione. Perché la tanto agognata ‘Occasione’ prima o poi arriverà, chi non ci crede? Non vedo molte mani alzate. Infatti.
Tutti la aspettiamo. Tutti la immaginiamo. E tutti siamo concordi nel riconoscere che quando arriva va afferrata. C’è poi chi aggiunge ‘a tutti i costi’ e chi invece non si sbilancia ‘vediamo com’è poi valuterò’.
Perfetto.
Sappiate, voi che scrivete, che se divulgate i vostri testi on line sarete letti facilmente. Col tempo e la pazienza.
Sarete letti anche da chi ‘recluta’.
Da chi si trova in un qualche angolo della famiglia ‘addetti ai lavori’ (angolo luminoso o buio non fa differenza a questo punto). Sarete letti anche da loro e non è tanto una questione di fortuna. Pubblicare on line magari con una certe frequenza vi mette alla mercé di chiunque.
Ebbene.
Sappiate che prima o poi verrete contattati.
Da Tizia o Caio.
Si qualificheranno con nome cognome, magari vi lasceranno i riferimenti a un blog o un sito pieno di loro testi e onorificenze.
Vi forniranno tante medaglie al valore, qualifiche insomma. Direttore di questo. Responsabile di quello. Dentro la tal casa editrice. Oppure collaboratore per l’agenzia letteraria y. O addirittura vincitore del premio x e talent scout. Bla. Bla. Bla.
Poi vi faranno la proposta.
La Proposta.
Che non è l’Occasione che si diceva sopra, cari utenti che scrivete.
Non lo è neanche alla lontana.
Vi proporranno di partecipare a concorsi o antologie. Vi chiederanno di inviare testi vostri poi al resto ci pensano loro perché voi siete. Avrete. E via con le lusinghe. Useranno parole come ‘talento’ oppure  ‘promettente’ oppure ‘stile personale’.
Caro utente che scrivi on line, se ti ritrovi contatti con messaggi come questo:

‘Sono in possesso del bando di un concorso nel quale sono membro della giuria, se le interessa glielo passo volentieri! Guadagnerà i primi soldi e otterrà una pubblicazione gratuita.’

Frasi come questa o altre, molte altre.
Dopo le lusinghe.
I titoli nobiliari.
Gli elenchi infiniti di attività o pubblicazioni.
Dopo averti grattato il mento e solleticato il collo.

Caro utente che scrivi non farlo.
Credimi se ti dico che te ne pentirai.
Non farlo.
Non accettare questo o altri compromessi. Non lasciarti corteggiare in questo modo subdolo e meschino. Non credere che davvero. Davvero non esiste. E’fumo destinato a scemare in fretta. O, nel caso in cui invece durasse per un po’, non ti lascerà addosso niente. Forse finirai col pubblicare. In corso d’opera potrebbe anche capitarti di dover tirare fuori qualche soldo (per sbloccare la situazione), magari sarai costretto a scrivere solo di certe cose (sesso, sangue, sesso, sesso… molto vario vero?).
Insomma.

Leggi.
Informati.
Valuta.
Ma non cedere alle strade facili. Alle proposte che contengono certi ingredienti.
Non lasciarti comprare in questo modo.
Non illuderti che svendendoti, accettando simili compromessi e calpestando il rispetto per te stesso ne ricaverai i consensi che meriti.
Non farlo, dammi retta.
Se senti puzza di bruciato, fermati e annusa per bene. C’è davvero qualcosa che brucia da qualche parte non lontano da te. E’la passione sana e costruttiva per la scrittura. Per le storie che aspettano di essere raccontate. Per i personaggi che premono per un tratteggio onesto. Per le trame che nascono da uno spunto, un’idea, un bisogno. E se fregano degli standard del mercato o di cosa vende di più.
Rifiuta le strade facili, incavolati, sputaci sopra.
E il fuoco avrà meno legna di cui alimentarsi.

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Commenti

1. Roberto Russo, Lunedì 8 Ottobre 2007 ore 20:04

Ciao Elisa. Bel pezzo. E te lo dico da "addetto ai lavori" - ma taccio in merito così non sarò annoverato tra i blasonati di cui parli. Posso riprendere il tuo post in un blog che "seguo"? Se vuoi te ne parlo qui o, se preferisci, per email.

2. Blogosfere Staff, Elisa, Martedì 9 Ottobre 2007 ore 09:27

Ciao Roberto! Il pezzo è di Barbara Gozzi, come indicato in apertura! Puoi contatarla facilmente attraverso Progetto Butterfly.

3. Roberto Russo, Martedì 9 Ottobre 2007 ore 12:10

Grazie Elisa! Non avevo letto l'autrice :)

4. Barbara Gozzi, Lunedì 19 Novembre 2007 ore 09:37

Buon giorno,

mi scuso ma ho letto solo ora il commento di Roberto Russo. 

Autorizzo la pubblicazione di questo pezzo su qualsiasi spazio web purchè non se ne tolgano o aggiungano parti (insomma purchè la struttura e l'intento rimangano integri).

Altre informazioni sulla materia 'scrivere, pubblicare si o no e approcci al mondo dell'editoria' si possono trovare qui (work in progress aperto a tutti):

http://frammentando.wordpress.com/help-me-sto-scrivendo-e/

Cordialmente,

Barbara Gozzi

5. Luca, Venerdì 7 Dicembre 2007 ore 11:45

Salve, sono Luca, e  lavoro per una neonata casa editrice non a pagamento. Ho letto questo articolo per caso e sono d'accordo con molto di quanto è stato detto. Ma attenzione però, a fare di tutta erba un fascio. è vero che spesso si sente puzza di bruciato, ma è altrettanto vero che ci sono numerose iniziative in rete (promosse o no da case editrici), molto serie e affidabili. Quello che consiglio io e di non cacciare mai soldi di tasca propria, così si evitano già un sacco di fregature.

Ma a volte c'è diffidenza o timidezza anche sulle iniziative più pulite. Faccio il nostro esempio: abbiamo deciso di inserire uno spazio sulla rete dove postiamo ogni mese i cinque migliori racconti che arrivano in redazione. Fin adesso però continua ad arrivarci poco materiale. Sembra strano, ma uno dei nostri problemi, nonostante abbiamo una distribuzione e non chiediamo una lira agli autori (non li gabbiamo, insomma) è quello che ci arriva poco roba, pochi manoscritti o racconti singoli.

Per quanto riguarda ciò che vende o no, sta alla coscienza dell'autore decidere. Ma non si può neanche pretendere che l'editore investa 1000 euro ad uscita per "amore artis".

6. Barbara Gozzi, Lunedì 10 Dicembre 2007 ore 10:13

Buon giorno Luca,

Grazie per il suo commento-testimonianza.
Sono d'accordo sul fatto che esistono gli onesti accanto ai disonesti (e meno male). Questo sia nell'editoria tradizionale che on line. Anzi, on line ci sono senza dubbio più opportunità di visibilità immedita (se dosata con criterio).

Non mi è però chiara l'ultima parte del suo intervento:  "Per quanto riguarda ciò che vende o no, sta alla coscienza dell'autore decidere".

Con 'ciò che vende' intende il prodotto finito ovvero il libro pubblicato? Se è così non ho capito in cosa interviene la coscienza degli autori, non sono i lettori i fruitori finali (per usare termini economici)? Oppure stiamo ragionando a monte, ovvero sul fatto che sono gli autori a scegliere se seguire il mercato (e quindi indirizzare i loro scritti in una certa direzione) oppure dare sfogo alle proprie inclinazioni, creatività che però possono non incontrare le preferenze del pubblico?

Ma la frase che più mi lascia perplessa è questa: "Ma non si può neanche pretendere che l'editore investa 1000 euro ad uscita per "amore artis"

Allora capiamoci, caro Luca.
Editoria a pagamento, per me, è qualunque tipo di editoria che prima, durante o dopo chiede un contributo (piccolo o grande) all'autore. Poi certo può fare molto la differenza quel piccolo o grande, per carità. Però tant'è.
Quando invece la casa editrice accetta un manoscritto, si accorda con l'autore e lo pubblica a suo carico (senza che l'autore intervenga economicamente) per me questa è editoria non a pagamento. Allo stesso modo se dopo x mesi l'autore decide di sua iniziativa di organizzare qualcosa (chessò, un party o una cena con l'autore...) e finisce per sborsare di tasca sua qualcosa mi sembra che si tratti di qualcos'altro, nel senso che non è un vincolo contrattuale imposto 'per' pubblicare bensì una scelta dell'autore (certo, si potrebbe discutere a lungo sul perchè e per come l'autore si è imbarcato in una promozione auto finanziata, resta il fatto che in questo caso la casa editrice non percepisce soldi e c'è volontarietà indipendente dalla stampa).

Allora mi chiedo: l'editoria non è un'attività imprenditoriale a tutti gli effetti? Bene. Allora si tratta di capire chi sono i finanziatori. O no? Se l'autore fornisce il prodotto e la casa editrice ci mette le risorse (persone e beni) la posizione mi sembra chiara. L'autore percepisce i diritti d'autore per per il prodotto fornito e la casa editrice gestisce tutto il resto (si spera arrivando a coprire le spese con dei profitti, quanto meno nel lungo periodo).
Se invece l'autore subentra con la cifra y in appoggio, diciamo, alla casa editrice oltre a fornire il prodotto mi sembra un'altra situazione ancora. E anche qui le posizioni devono essere chiare dall'inizio.

 In conclusione, caro Luca, se 'non si può neanche pretendere che l'editore investa 1000 euro ad uscita per "amore artis"', di quale delle due categorie di editoria stiamo parlando? Le sarei molto grata se me lo spiegasse.

[Apro una piccola parentesi: non ho volutamente diviso il 'mondo dell'editoria' in onesti e disonesti perchè non credo che le distinzioni siano così nette. Ovvero l'equazione:

Editoria a pagamento = editori disonesti
Editoria non a pagamento = editori onesti

Rendiamoci conto che siamo tutti maggiorenni e vaccinati. Per cui quando firmiamo e ci accordiamo si presume che siamo in grado di capire quello che stiamo facendo e ragionare di conseguenza. Detto questo sono la prima a sostenere che spesso l'autore alle prime armi ha dalla sua parte una serie di condizioni sfavorevoli che possono 'remargli contro' (magari la giovane età, magari l'inesperienza, magari il fatto di non avere altri termini di paragone, magari l'incertezza per quello che ha scritto e la curiosità di vedere 'se davvero',magari la solitudine intesa come isolamento dal mondo dell'editoria che conosce poco...). La disonestà per me c'è quando un editore si approfitta di talune ingenuità (consapevole di farlo), quando promette poi non mantiene, quando non rispetta scadenze o accordi, quando non stampa tutte le copie da contratto o non muove un dito per promuoverlo (e questa è una problematica tipica degli editori a pagamento perchè avendo già in tasca il contributo dell'autore non hanno la stessa necessità degli editori non a pagamento di coprire le prime spese). Per questo credo molto nella diffusione delle informazioni. Nel confrontarsi. Poi la disonestà è un'elemento che si misura volta per volta, sul campo insomma. ]

Barbara Gozzi 

7. Luca, Lunedì 10 Dicembre 2007 ore 22:30

Cara Barbara,

forse non ci siamo capiti bene. Mi spiego meglio. Mi riferivo semplicemente al fatto che un autore possa seguire più il mercato che le sue tendenze personali (ragionavo perciò a posteriori), e sottolineavo che la scelta sta alla sua coscienza. Naturalmente con la consapevolezza che un libro deve anche vendere (da qui il riferimento ai 1000 euro dell’editore), perciò un autore maturo dovrebbe cercare di trovare una buona via di mezzo tra queste due spinte contrapposte, nel momento in cui scrive. Tutto qui.

 In riferimento al discorso sull’editoria a pagamento, per quanto ci riguarda, noi facciamo editoria NON a PAGAMENTO, nell’unico senso che questo può avere: non chiedendo neanche un euro all’autore.

8. Luca, Mercoledì 12 Dicembre 2007 ore 11:06

un errore. ho scritto: (ragionavo a posteriori); invece volevo scrivere : (ragionavo a monte).

chiedo scusa.

9. irene aragona, Lunedì 31 Agosto 2009 ore 12:26

emh,mi chiamo irene e volevo riuscire a mettere su un blog il mio racconto...non voglio farlo pubblicare,soltanto farmi conoscere e farmi dare dei suggerimenti in seguito in merito a cosa potrei migliorare ecc ecc...se qualcuno fosse così gentile da indicarmi un blog dove posso inserire il mio scritto ve ne sarei motlo grata..

PS:il racconto è ambientato in un ex-manicomio(nel caso ci sia bisogno di sapere un pò di trama)

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