Vade Retro: la mostra censurata a Milano è contesa tra Napoli e Roma

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Sembra terminato il supplizio della mostra Vade Retro che, coincidenza o preveggenza, aveva scelto come sua locandina proprio l'opera che vedete qui sopra: Supplice di Pierre e Gilles.

Ieri scrivevamo della scelta di spostare la mostra che a Milano non ha trovato posto per le sue opere più provocatorie; il caso Vade Retro ora non è più affar meneghino e altre città si offrono per ospitarla, in prima fila Napoli.

NapoliGayPress sta seguendo lo spostamento di Vade Retro dalla Lombradia alla Campania:

E’ la curia a dare il primo, secco no. No al papa in guepierre in memoria del buon gusto partenopeo. Il Sindaco Jervolino invece temporeggia e, saggiamente, si riserva di informarsi e poi valutare. Lo storico dell’arte Spinoza, sovrintendente al Polo Museale napoletano, valuterà dopo aver visionato il catalogo. Mastella tira fuori tutto l’orgoglio partenopeo dichiarando che Napoli non è mica lo scarto di Milano… E Sgarbi lo apostrofa Fratel Clemente (degno compagno di Suor Letizia). 

Lo stesso blog ieri ha raccolto le dichiarazioni di Salvatore Simioli, presidente dell’Arcigay di Napoli, e Aurelio Mancuso, Presidente Nazionale dell’Arcigay. Entrambi ricordano l'apertura della città verso ogni esperienza artistica e auspicano la possibilità di coinvolgere anche artisti locali. Riguardo invece alle dichiarazioni di Mastella che si è opposto alla trsferta napoletana di Vade Retro Mancuso ha risposto:

Se interviene come ministro ci faccia la “grazia” di non offendere Napoli definendola lo scarto di Milano e renda ad essa “giustizia” nel comprendere che Napoli, ospitando la mostra, diventa una città più vicina all’Europa. Lasci pertanto agli amministratori della città di Partenope (lui pur non escludendo la sua candidatura a sindaco ancora non lo è) il compito di dire cosa ne pensano di tale mostra e se loro sono disposti a ospitarla.

E le autorità? Il sindaco Rosa Russo Jervoino ancora non si pronuncia; secondo il soprintendente del Polo Museale Speciale, Nicola Spinosa, la mostra ex-milanese si farà a Castel Sant´Elmo, dal 2 agosto al 30 novembre, «per riempire una stagione estiva che a Napoli è povera di eventi». Però senza papa in mutande e senza qualche altra opera. Secondo Francesco Durante, invece, è difficile che l’esposizione arrivi a Napoli.
Questa la sintesi di Decidiamoinsieme che riporta gli articoli dei principali quotiodiani. Le condizioni poste da Napoli però sembrano le stesse che hanno portato alla rinucia di esibire a Milano: il destino di vade Retro dunque potrebbe ripetersi anche a Napoli.

Queer Blog segnala invece l'interessamento di Roma: Il Circolo di Cultura Omossessuale Mario Mieli si augura che il sindaco Walter Veltroni decida di ospitare la mostra a Roma, confermando cosi la tradizione di apertura e di rispetto delle diversità della capitale, e si dice fin da ora disponibile a organizzarla. Questo il testo del comunicato, diffuso fin dal 13 luglio.

Ma Papa Benedetto XVI accetterà di portare nella città che ospita la Santa Sede un'opera che lo ritrae, letteralmente, in mutande? Ed è proprio di questi giorni l'annuncio di una visita del Papa a Roma: una curiosa coincidenza. Ne parla Napoli blog

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  • nickname Commento numero 1 su Vade Retro: la mostra censurata a Milano è contesa tra Napoli e Roma

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    La mostra (che ho visitato all\'anteprima per la stampa) era imbarazzante. Ma non per il tema, quanto per la bruttezza di alcune opere esposte e per il taglio sottilmente omofobo. Da omosessuale dichiarato e militante (ancorchè a modo mio) mi sono sentito offeso. Bene ha fatto la Moratti a chiedere la rimozione di quelle opere, gratuitamente provocatorie quando non insensate, che istillavano un\'orrenda idea di omosessualità intesa come anticlericalismo gratuito, pedofilia a tutti i costi e sessuomania morbosa e pornografica. Non siamo negli anni \'70 e questo genere di manifestazioni, volute da un omofobo conclamato come Sgarbi (che usa i termini \"culattone\" e \"lesbica\" come abituali insulti, si veda Youtube) non fanno altro che mortificare e offendere noi gay \"normali\" (e siamo in tanti), alimentando un\'idea d\'omosessualità assolutamente morbosa e lontana da qualunque realtà. La Moratti, poi, non ha censurato la mostra, alla quale aveva dato subito il patrocinio del Comune, scrivendone perfino un\'introduzione in catalogo. Ha semplicemente chiesto la rimozione di alcune opere giustamente ritenute \"fuori tema\". Ed ha fatto bene. Che c\'entra con l\'omosessualità, ad esempio, la bella scultura di Aron Demetz, \"In ricordo della madre\", rappresentante un bambino che si guarda l\'ombelico (ed esposta maliziosamente di schiena, quasi a voler sottolineare una vena pedofila del tema...). Meglio sarebbe stata \"Mio padre voleva un figlio\", quella sì a tema omosessuale, garbata e vera. Ma che ne sa Sgarbi, troppo impegnato a provocare ed insultare per studiare e informarsi. O la scultura del papa, che condanna sì, ma non uccide nessuno, come invece accade nell\'Islam... Brava Moratti e via l\'omofobo Sgarbi. Scritto il Date —

 

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