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Aida, "prima" della Scala: Zeffirelli firma un ridicolo trionfo

Venerdì 8 Dicembre 2006, 10:59 in Musica, Personaggi di
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In questi giorni che hanno preceduto la prima della Scala si è parlato poco del direttore Riccardo Chailly, ancor meno dei cantanti e dei musicisti, praticamente nulla è stata la "presenza" di Verdi nei dibattitti sull'Aida.
Unico protagonista: Franco Zeffirelli.

Ieri lunghi applausi e pubblico entusiasta. L'attesa è finita, ora si può inneggiare al successo. Il premier, Romano Prodi, ha addirittura affermato: "Se si dovesse cercare la perfezione, questa Aida è la perfezione. Questo non è solo uno spettacolo di opera lirica, è l'evento lirico dell'anno".

Noi vorremo invece sottolineare le parole di Paolo Isotta sul Corriere, perchè anche a nostro parere è successo qualcosa di strano in questa Aida firmata Zeffirelli.
Non proponiamo una recensione, piuttosto una riflessione su un successo già annunciato dai giornali ancor "prima della Prima".

Un avvertimento ovvio ma utile dal momento che nell'attuale epoca ciò ch'è accaduto 24 ore fa è accaduto in un'altra era. Le presenti righe non sono l'articolo di recensione sull'Aida alla Scala: sono anticipazione d'un giudizio motivato che non può esser pubblicato oggi per questione di tempi tecnici, il divario tra la fine dello spettacolo e la cosiddetta chiusura delle pagine essendo troppo stretto. Ciò si leggerà domani. Principiamo col rilevare un'impressione sgradevole: con una profluvie di articoli prodromici, interviste, servizi fotografici, etc., tutti i giornali, nessuno escluso, hanno creato attorno a tale Aida non un legittimo interesse, un vero e proprio clima intimidatorio, come se il suo esito trionfale fosse già avvenuto e pertanto negarne la causa, esser cioè questa, com'è già stato scritto, «l'Aida dei miracoli» (!), equivalga a dire che Cristo non è Cristo.

Eppure: questa è l'Aida non del direttore Chailly o del cantante Tizio o Caio (non voglio dire di Verdi) ma di Franco Zeffirelli, scenografo qui assai prima che regista, tanto ossessivamente il tutto è incentrato intorno all'elemento spettacolare. Il che è già un errore in punto di principio. Per quanta simpatia si debba provare per un gran veterano come Zeffirelli, occorre ammettere che il suo spettacolo è così sovraccarico, così colorato (certe colonne laminate di oro zecchino!), così affollato, da sfiorare certe volte il comico, da toccare quasi sempre il cattivo gusto, da giungere addirittura a stravolgere il finale dell'Opera.

Mentre Aida e Radames muoiono, al piano superiore Amneris è sola, disperatamente sola, perché il suo destino è di rimanere prigioniera della sua solitudine invocando «Pace».
Nel IV atto della Scala c'è tanta gente e tutta così affaccendata, con una ballerina che evoluisce, bruciatori d'incenso, che è addirittura difficile riconoscere Amneris. Quattro Horus (il dio sparviero) vengono a chiudere, calando dall'alto, questa specie di esequia celebrata a cadavere vivo.

Oltre che di Zeffirelli, questa è, però con piena legittimità, l'Aida del maestro Casoni e del Coro della Scala, tanto virtuosismo nelle varie sfumature di piano esso raggiunge, specie all'inizio del II atto. Le coreografie sono ridicole, specie quelle infantili.
Nella compagnia, sotto la corretta guida del direttore Riccardo Chailly, campeggia l'appassionata Amneris di Ildiko Komlosi, che a noi pare soprano drammatico e non mezzosoprano. Aida è la cara Violeta Urmana, interprete di sensibile lirismo alla quale, ora che canta da soprano, chiederemmo maggior cura della fonazione articolata affinché la sua dizione sia più chiara.
Degli altri, davvero degno di menzione è Antonello Ceron, ch' esplica con voce e chiarezza la piccola ma importante parte del messaggero, di solito retaggio di pensionati o pensionandi. (Corriere)

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4 commenti
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15 Lug 2012
alle 14:25

elisabetta

Il Combattimento di Tancredi e Clorinda | Terme di Caracalla - Roma dal 12 al 15 Luglio 2012 http://estatecaracalla.operaroma.it/it/?p=836

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01 Feb 2012
alle 14:51

Carlo

Come è ovvio l' autore dell' articolo anzi in copiaincollista dell' articolo altro non è stato capace che di un titolo irriverente per attirare lettori.

Forti noi italiani sempre così capaci di farci del male ed incaci di apprezzare i propri compatrioti.

Perlomeno volendosi sforzare un' po' di più si sarebbero potute confrontare e riportare più recensioni MA guardacaso in mancanza di volgia di lavorare e cercando lo scoop, la visibilità ed il gossip ad ogni cost si è scelto ( come sempre) di mandare tutto in vacca piuttosto che di evidenziare le nostre eccellenze.

 

Complimentoni davvero!

2
12 Dic 2006
alle 16:39

Rita

Caro Marco, come tu stesso scrivi nelle prime righe del tuo intervento, l'opera è sicuramente uno spettacolo teatrale e non un concerto, ma la musica ne è la protagonista. Più che Monteverdi (attenzione: il discorso sul recitar cantando non c'entra nulla con il contesto cui tu ti riferisci, non lo si può interpretare come un appunto sulla necessità da parte degli interpreti di dare più verosimiglianza alla loro "recitazione" equiparando il piano teatrale con quello musicale, se non altro perché allora l'opera lirica semplicemente non esisteva... l'ha inventata Monteverdi stesso, ed era qualcosa di molto diverso da quello che possiamo vedere oggi) io al limite citerei Wagner e il suo concetto di opera d'arte totale... ma l'equilibrio auspicato dal tedesco fra le diverse componenti teatrali dello spettacolo lirico prevedeva una parità assoluta e nessuna prevaricazione dell'una sull'altra. Ora, io penso che allestire uno spettacolo lirico facendo sì che l'elemento scenico sia totalmente preponderante non significa rispettare la natura composita dello spettacolo stesso, bensì conformarsi ad uno stile televisivo, da show, che nulla ha a che fare con Verdi o con la lirica in generale. Non si possono spendere 2 milioni di euro per mettere lamine d'oro sulle colonne e per pagare 18.000 euro a serata un protagonista che NOTORIAMENTE non ha i mezzi vocali per sostenere quella parte. A questo punto siamo coerenti, facciamo come in tv e mettiamolo in playback... poco ci manca. Ma insomma! Il pubblico che va a teatro a sentire un'opera non è lo stesso che guarda gli show del sabato sera, nel senso delle aspettative intendo; non va per vedere le scene ma per ascoltare l'opera, con buona pace di Marco, ed è ovvio che sia così. e che se ne fa delle colonne dorate, dei costumi sfarzosi, della pompa magna se il protagonista è sfiatato? Inoltre, non regge neanche il paragone con la prima assoluta, che le sue motivazioni per essere sgargiante oltremodo ce le aveva, senonaltro perchè fu scritta per un'occasione eccezionale come l'inaugurazione del Canale di Suez...

1
10 Dic 2006
alle 12:23

marco cavicchioli

c'è un equivoco macroscopico, a cui segue un errore madornale, alla base di molti dei giudizi critici negativi sull'Aida di Zeffirelli: l'opera lirica è, in primis, uno spettacolo teatrale (in cui la musica è l'assoluta protagonista), e di questo BISOGNA tenerne conto, sempre, quando ci si accinge a giudicare un allestimento.
così come di un film si giudica sia la regia che l'interpretazione degli attori (oltre che la scenografia), così come di uno spettacolo teatrale si giudicano la sceneggiatura, la regia, le performance degli attori e la scenografica, la stessa cosa deve essere fatta per l'opera lirica. perchè un'opera lirica NON è un concerto, ma uno spettacolo teatrale.
chi conosce la storia dell'opera lirica ricorda che, quando nacque, fu lo stesso Monteverdi (il compositore della prima opera lirica in assoluto, l'Orfeo) a definirla come uno spettacolo teatrale in cui si richiedeva agli attori (sì, all'epoca venivano chiamati così...) di "recitar cantando", e non viceversa! e chi si ricorda come andò in scena la prima assoluta dell'Aida di Verdi (diretta dallo stesso compositore) non si può dimenticare che buona parte delle critiche che vengono rivolte all'allestimento di Zeffirelli ricalcano da vicino le stesse che fecero allo stesso Verdi, accusato di aver allestito un'opera troppo "pomposa".
quindi se non ci si può stupire che l'equivoco di non considerare in primis l'opera lirica come uno spettacolo teatrale sia purtroppo ancora ben vivo, ci si può però stupire che la storia paia non averci insegnato nulla... se lo avevano capito nel 1600, perchè oggi ci ostiniamo a negarlo?


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